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Esodati, la loro sorte potrebbe decidersi in Legge di bilancio

locandina del film "L'Esodo"

“Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza… “

Parafrasando il celebre guitto partenopeo, possiamo dire che, seppur con diversa disposizione d’animo, anche gli esodati abbiano da celebrare la loro purtroppo triste ricorrenza: la Legge di Bilancio. Una ricorrenza di attese deluse, di promesse mancate, di emarginazione sociale senza fine, di crudeltà, di inganni perpetrati o che inaspettatamente si profilano all’orizzonte, di “soluzioni” finora mai escogitate ma pur sempre paventate nella testa di chi ha occhi per leggere testi e orecchie per ascoltare l’avvicendarsi di esternazioni, anticipazioni, resoconti e fin anche di certi insoliti, talvolta criptici, richiami ad una silente attesa che sgorgano improvvisamente da più parti.

Me ne guardo bene dal dissacrare il dovuto rispetto per i morti. Tra le sofferenze della vita e quelle relative alla morte, corre pur sempre una sostanziale differenza; una differenza che però non sminuisce la gravità del danno causato in vita agli esodati e la impellente necessità dell’unico equo ristoro possibile. Un ristoro che manca ormai da quasi dieci anni e fatica tantissimo a venire richiamato col suo giusto appellativo.

Come ogni anno, emendamenti a favore degli esodati ne sono stati presentati molteplici e con orientamenti, come al solito, i più disparati; taluni condivisibili, altri meno, altri ancora molto meno nonostante le accorate campagne mediatiche di taluni a loro sostegno. Non voglio entrare qui ed ora nel merito di ogni singolo emendamento ma è chiaro che ne verrà seguito l’iter con le relative motivazioni e che non mancheranno le considerazioni di merito sugli esiti finali e sull’operato dei diversi attori.

Al netto delle aspettative e delle disponibilità economiche e politiche, esiste una questione morale, figlia di una disumana politica succube del calcolo (più ancora politico che economico) che rasenta l’accanimento; esiste, da sempre, una ricorrente interferenza di varie altre problematiche, talvolta anche assai individualistiche. Entrambe le cose devono essere ora superate da una visione chiara, etica e conforme al principio che, a problemi diversi debbano corrispondere soluzioni a se stanti.

Dopo quasi dieci anni dalla riforma, non possono più valere i “non sapevo”, i “non avevo capito”, i “credevo che” e i “pensavo che”. Ci sono persone distrutte nella salute, negli affetti e nella qualità di vita; ci sono persone sull’orlo di compiere azioni disperate e non è più tempo per le speculazioni politiche di discutibile valenza ed efficacia. Ognuno degli attori, non soltanto espressamente politico, deve fin d’ora accusare la piena responsabilità di cosa contribuirà a far fuoruscire dal tumultuoso cilindro della Legge di Bilancio.

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