Esodati, la loro sorte potrebbe decidersi in Legge di bilancio

Quarto stato - Dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo
locandina del film "L'Esodo"

“Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza… “

Parafrasando il celebre guitto partenopeo, possiamo dire che, seppur con diversa disposizione d’animo, anche gli esodati abbiano da celebrare la loro purtroppo triste ricorrenza: la Legge di Bilancio. Una ricorrenza di attese deluse, di promesse mancate, di emarginazione sociale senza fine, di crudeltà, di inganni perpetrati o che inaspettatamente si profilano all’orizzonte, di “soluzioni” finora mai escogitate ma pur sempre paventate nella testa di chi ha occhi per leggere testi e orecchie per ascoltare l’avvicendarsi di esternazioni, anticipazioni, resoconti e fin anche di certi insoliti, talvolta criptici, richiami ad una silente attesa che sgorgano improvvisamente da più parti.

Me ne guardo bene dal dissacrare il dovuto rispetto per i morti. Tra le sofferenze della vita e quelle relative alla morte, corre pur sempre una sostanziale differenza; una differenza che però non sminuisce la gravità del danno causato in vita agli esodati e la impellente necessità dell’unico equo ristoro possibile. Un ristoro che manca ormai da quasi dieci anni e fatica tantissimo a venire richiamato col suo giusto appellativo.

Come ogni anno, emendamenti a favore degli esodati ne sono stati presentati molteplici e con orientamenti, come al solito, i più disparati; taluni condivisibili, altri meno, altri ancora molto meno nonostante le accorate campagne mediatiche di taluni a loro sostegno. Non voglio entrare qui ed ora nel merito di ogni singolo emendamento ma è chiaro che ne verrà seguito l’iter con le relative motivazioni e che non mancheranno le considerazioni di merito sugli esiti finali e sull’operato dei diversi attori.

Al netto delle aspettative e delle disponibilità economiche e politiche, esiste una questione morale, figlia di una disumana politica succube del calcolo (più ancora politico che economico) che rasenta l’accanimento; esiste, da sempre, una ricorrente interferenza di varie altre problematiche, talvolta anche assai individualistiche. Entrambe le cose devono essere ora superate da una visione chiara, etica e conforme al principio che, a problemi diversi debbano corrispondere soluzioni a se stanti.

Dopo quasi dieci anni dalla riforma, non possono più valere i “non sapevo”, i “non avevo capito”, i “credevo che” e i “pensavo che”. Ci sono persone distrutte nella salute, negli affetti e nella qualità di vita; ci sono persone sull’orlo di compiere azioni disperate e non è più tempo per le speculazioni politiche di discutibile valenza ed efficacia. Ognuno degli attori, non soltanto espressamente politico, deve fin d’ora accusare la piena responsabilità di cosa contribuirà a far fuoruscire dal tumultuoso cilindro della Legge di Bilancio.

Di Matisse

Ex Esodato, beneficiario della prima salvaguardia, in pensione dal 2013, ideatore di questo Blog.

1 commento

  1. Cosa si può dire?
    Commento della triste vicenda veritiero, espresso in modo veramente magistrale.
    Di fronte alla vicenda degli ultimi esodati, triste vicenda:chi in questi anni aveva il dovere di provvedere, e non l’ha fatto, si è macchiato di una gravissima colpa indelebile.
    Io sono in pensione da anni, ma conosco il dramma di questi disgraziati beffati.
    Chissà se il prossimo anno sono ancora lì, ad aspettare all’orizzonte qualcosa che mai arriverà, Come nel celebre romanzo.
    Domenico

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