Esodati: il Day After

Locandina video esodati

Nulla per gli esodati nel decreto quota 100. Contrariamente al comprensibile sgomento di chi sperava di porre fine al proprio dramma, la notizia non sorprende. Chi ha seguito l’attività del Comitato “Esodati Licenziati e Cessati” sa molto bene quanto, nel corso di questo primo anno di legislatura, lo stesso Comitato abbia invano operato per avviare un confronto con le parti politiche e istituzionali, allo scopo di riaffermare intanto una definizione di “lavoratore esodato”, oggi abbandonata alle più estrose (e opportunistiche) interpretazioni anche per parte della politica, e poi per delimitare il contesto temporale della salvaguardia che la Costituzione stessa pretende. Risposte di circostanza, sovente evasive, sostanzialmente dilatorie, assicurazioni che venivano smentite dai fatti il giorno stesso, derive in direzione di soluzioni alternative fortemente penalizzanti e, in gran parte, emarginanti per la maggioranza della platea nonché discriminatorie nei confronti delle lavoratrici e delle carriere discontinue. Se a questo si aggiunge l’incomprensibile disponibilità a convergere su queste basi da parte di una certa frangia di comitati, non di rado mononucleari come l’acqua Lete, il “nulla di fatto” era nell’aria fin dal primo giorno e non deve stupire.

Nemmeno deve stupire oggi l’oggettiva incapacità del Governo ad assumere competenza in materia di esodati, patrimonio esclusivo della precedente Commissione Lavoro e del suo settennale operato, dal momento che, all’atto dell’insediamento, quella attuale non ritenne di doversi avvalere di un passaggio di consegne e ancor meno ritenne necessaria una sorta di temporaneo affiancamento.

A stupire sono invece giornalisti e tuttologi radio televisivi che, nonostante la loro costante presenza in campo, continuano a non capire chi sono gli esodati, perché non tutti coloro che hanno perso il lavoro prima del 2012 sono da considerare esodati e per quale ragione, per costoro, non esista alternativa ad una salvaguardia di tutti coloro che raggiungeranno i requisiti pensionistici previsti dalla Legge Sacconi entro il 31/12/2021.

Ci sono esodati che raggiungeranno i requisiti nel 2021 ed hanno già la salvaguardia in tasca mentre altri, che i requisiti li hanno raggiunti nel 2017 o 2018, non sono salvaguardati. A costoro spetta un pari trattamento di quello riservato a chi, in tutta evidenza, nei loro confronti è stato ampiamente privilegiato. Le finte proposizioni del Governo, culminate nell’ipotesi di una “pace contributiva” estesa fino ad otto anni non è la soluzione del vulnus. Non lo è perché molti esodati, soprattutto donne, non raggiungono i 30 anni di contribuzione. Non lo è perché dopo sette anni di vacanza reddituale, la maggior parte degli esodati non è nelle condizioni di poter versare ulteriori contributi. Non lo è perché tale ripiego comporterebbe consistenti abbattimenti del rateo percepito tanto che, taluni, in particolare molte lavoratrici, scenderebbero anche al di sotto del Reddito di cittadinanza. Tutto questo non è accettabile perché, per quanto bistrattata e ferita, la nostra Costituzione, che evidentemente è molto più giusta e solida di quanto vorrebbero i suoi detrattori, continua a sostenere l’uguaglianza di tutti i cittadini e il valore di “salario differito” delle pensioni (v. sentenza costituzionale n° 822/1988 e altre).

Una cosa sono le “soluzioni”, altra cosa sono i diritti. I diritti non attendono soluzioni; attendono di essere riconosciuti e il diritto degli esodati ora è quello di poter beneficiare tutti di un identico transitorio; il che è diretta conseguenza del dettato costituzionale e della sentenza appena citata. Si riconosca il diritto al transitorio per tutti i 6.000 esodati, così come è stato riconosciuto a chi li ha preceduti beneficiando delle precedenti otto salvaguardie. Si sani, una volta per tutte, questo annoso stupro costituzionale e, per chi non rientra nel transitorio, si apra un dialogo finalmente serio e costruttivo con chi la disperazione e le problematiche di chi perde il lavoro in età avanzata le conosce a fondo, a cominciare dai sindacati per finire ai comitati. Se si accetterà di separare e trattare separatamente ciò che è danno dello Stato, che chiede quindi un provvedimento di salvaguardia,  da ciò che è emergenza o istanza sociale e può essere affrontato con un allentamento delle attuali regole pensionistiche, sarà un importante progresso rispetto alle attuali vane promesse elettorali dalle gambe ultra corte e rispetto anche alla dispersiva conflittualità trasversale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *