Commento agli ultimi fatti e notizie sugli esodati

il quarto stato (dipinto)

Due fatti importanti e degni di nota, che riguardano gli ultimi 6.000 esodati, si sono verificati in questi ultimi giorni:

1) la chiara e netta pronuncia a favore della salvaguardia da parte del sindacato, anticipata dal Segretario confederale UIL, Domenico Proietti (Documento unitario CIGL-CISL-UIL) e del Sen. Tommaso Nannicini nel corso di una diretta Facebook (intervista di Marianna Quatraro per Businessonline);

2) la proposta avanzata al Comitato “Esodati Licenziati e Cessati”, da parte di alcuni altri coordinatori, di un coordinamento dei comitati impegnati nella richiesta di riapertura dei termini della VIII salvaguardia, sulla falsariga dell’esperienza vissuta dalla disciolta “Rete dei comitati”, con l’obiettivo di acquisire maggiore attenzione da parte delle istituzioni.

Il primo evento, risultato esclusivo di un meticoloso, ormai triennale, lavoro di relazioni del Comitato “Esodati Licenziati e Cessati” e di una sua affermata collaborazione col gruppo Facebook di Mauro D’Achille e con il CODS di Orietta Armilliato, per gli esodati potrebbe rappresentare un importante punto di svolta.
Per superare il condizionale, occorre peró che gli altri comitati, ancora operativi ed il cui unico e chiaro obiettivo sia quello di ottenere la parificazione, in forma e sostanza, dei diritti riconosciuti alle diverse categorie di ex-lavoratori dalla VIII salvaguardia, diano sollecito seguito alle parole del Sen. Nannicini e alle intenzioni del sindacato. La richiesta del sindacato è importante e apprezzata ma non si sottovaluti che i tavoli produrranno soluzioni che saranno sintesi delle richieste e delle disponibilità e, per quanto mi risulta, il tema della salvaguardia non è mai stato preso in considerazione dai partiti di governo che, nelle migliori delle occasioni, non si sono mai spinti oltre a qualche vago mormorio in merito a non meglio definite “soluzioni”. Parimenti, la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (NADEF), da poco trasmessa a Bruxelles, ha completamente ignorato gli esodati, così come ha ignorato altre importanti questioni non propriamente di nicchia, quali la cosiddetta “Quota 41” e altre richieste del gruppo Facebook “Lavoro e pensioni: problemi e soluzioni” di Mauro D’Achille, il riconoscimento ai fini previdenziali del lavoro di cura svolto dalle donne (quota 100 rosa) e il prolungamento al 2023 di Opzione Donna, obiettivi del CODS di Orietta Armilliato.
Novità in Legge di Bilancio, su questi temi, ne potranno quindi emergere soltanto a seguito di emendamenti che ora i vari comitati e gruppi dovranno necessariamente sollecitare.

Non ci si crogioli (e mi rivolgo in particolare agli esodati) nell’illusione che le sole parole, ancorchè pubbliche, di uno stimato e autorevole Senatore e di un Segretario sindacale, possano tradursi in testo di legge come per miracolo. Le parole possono condividere una linea di pensiero e di azione, possono suonare a garanzia di un supporto, ma non si tradurranno mai in testo di legge se nessuno si adopera per portarle in Commissione Lavoro, ai capigruppo di Camera e Senato e ai soggetti politici che maggiormente si sono dimostrati vicini al problema, per farle tradurre in emendamenti alla Legge di Bilancio 2020. Tanto pú difficilmente potranno tradursi in legge se consideriamo la problematica congiuntura delle attuali disponibilità economiche dello Stato. Data infine la possibilità che la Legge di Bilancio, ancora una volta, venga al fine blindata col voto di fiducia, mi parrebbe perfino superfluo il dover rimarcare la assoluta necessità di adoperarsi affinchè gli emendamenti vengano proposti al più presto per essere presentati e accolti già in Commissione Lavoro della Camera, prima ancora che il testo di legge passi in discussione al Parlamento.

Il tempo a disposizione è molto poco e il nulla che trapela dai comitati operativi che sostengono la riapertura dei termini della VIII salvaguardia è a dir poco inquietante.
Visto l’attuale quadro operativo assunto dai comitati esodati, la proposta di un loro coordinamento, circolata nei giorni scorsi, non puó avere alcun senso strategico, quindi alcuna prospettiva se non quella di diluire eventualmente le responsabilità di ció che andava fatto e magari non è stato fatto.
Un coordinamento non lo si inventa dalla sera al mattino e non è sufficiente una identità di obiettivi, che pure esiste dal momento che sono gli stessi obiettivi che il Comitato “Esodati Licenziati e Cessati” persegue ormai dal lontano 2016.

Un coordinamento abbisogna di coordinatori, rappresentanti, delegati, portavoce, segretari, ognuno consapevole e ligio al proprio ruolo e questo non lo si improvvisa mentre il tempo a disposizione scarseggia. Tanto meno si potrebbe pensare di improvvisare un coordinamento dei comitati se la motivazione dovesse trarre origine da eventuali sensi di impotenza. Per coordinare organismi di fatto autonomi, serve una capacità di lavoro di equipe che, per esperienza vissuta e ad eccezione della disciolta “Rete dei comitati”, non si è mai rivelata essere patrimonio culturale dei comitati cresciuti sui social e meno che mai lo è ora che, all’interno delle stesse categorie – e non mi riferisco solo agli esodati – gi interessi individuali muovono su molteplici direttrici non di rado divergenti. C’è necessità di regole e attitudine ai ruoli assunti: esattamente quello che manca e che fu a motivo di molte salite all’Aventino del passato per le quali il Comitato “Esodati Licenziati e Cessati” si vide costretto a sospendere definitivamente l’operatività per tornare all’originale ruolo esclusivamente mediatico e di relazione che si era inizialmente dato. Per il bene stesso degli esodati, credo sia meglio evitare esperienze estremamente avventurose che, contrariamente agli intenti, finirebbero solo per deteriorare la credibilità degli stessi comitati agli occhi delle istituzioni. Soprattutto ora che, per gli esodati, il tempo stringe. 

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