Dal confortante report INPS un primo passo verso la ottava salvaguardia

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Mantenendo gli impegni assunti nei giorni precedenti, in chiusura di settimana il Dr. Crudo (INPS) ha fatto pubblicare sul sito dell’Istituto il report, attualizzato al 20 maggio 2016, relativo allo stato dell’arte delle sette salvaguardie finora approvate. Già da un primo sguardo sui numeri aggregati si traggono ottimi auspici in ottica di un ottavo provvedimento, che gli esodati stessi chiedono che venga approvato prima che si inizi la discussione della prossima Legge di Stabilità. Il rischio percepito è che in Legge di Stabilità molte questioni, vicenda esodati compresa, possano fondersi nel ribollente magma della flessibilità nonostante l’eventuale parere contrario della Commissione Lavoro. Una tale evenienza, come più volte ribadito dagli stessi rappresentanti degli esodati, non rappresenterebbe una giusta sanatoria al vulnus costituzionale inferto dallo Stato a quei lavoratori il cui percorso di accompagnamento alla pensione venne improvvisamente interrotto dal repentino inasprimento dei requisiti introdotti dal “Salva Italia”.

Dai dati complessivi sulle sette salvaguardie, i cui termini di presentazione delle istanze sono già tutti ampiamente scaduti, si osserva che, su 172.466  salvaguardie complessivamente approvate e già interamente finanziate, ne sono state accolte 125.452 mentre 15.009 (di cui 13.407 solo nella settima) sono attualmente ancora giacenti. Senza voler entrare nel merito delle giacenze relative all’ultima salvaguardia, che dovrebbero comunque consentire ulteriori significativi risparmi, allo stato attuale il fondo esodati, istituito con la Legge 228, art. 1 comma 235 del 23 dicembre 2012, può contare su una residua giacenza pari al totale fabbisogno per finanziare 32.005 ulteriori salvaguardie.

Relativamente alla sola settima salvaguardia, per la quale sono già state esaminate circa il 50% delle istanze presentate, si rileva un elevato trend di istanze respinte; è lecito quindi ritenere che tale trend possa trovare sostanziale conferma anche in sede di consuntivo, tanto da legittimarci ora a ritenere che le salvaguardie finanziabili con i soli risparmi conseguiti dalle precedenti salvaguardie si attesteranno tra le 35.000 e le 40.000 unità. Un risparmio quindi più che adeguato a tutelare tutti i 24.000 aventi decorrenza nel 2017 e 2018, già certificati da INPS a seguito interrogazione parlamentare (on. Gnecchi – atto n. 5/03439 del 06-08-2014) e i circa 10.600 dichiarati, sempre da INPS, in risposta ad interrogazione a risposta in commissione (on. Gnecchi – atto n. 5-07569 del 28-01-2016) escludendo nel contempo l’eventualità di un qualsiasi ulteriore impegno economico a carico del bilancio dello Stato.

A fronte di tali favorevoli risultanze è legittimo attendersi ora un intervento dello Stato a sanatoria di tutte le discriminazioni contenute nei precedenti interventi a salvaguardia, in particolare per quanto concerne i vincoli che discriminano gli aventi diritto di caregorie diverse. Il riferimento è particolarmente rivolto all’indubbio miglior trattamento riservato alle categorie dei mobilitati e degli appartenenti ai fondi di settore, laddove la Legge prevede nei loro confronti il conseguimento dei requisiti pensionistici entro il 2021 mentre che, per le altre categorie, fissa la decorrenza pensione  (12 mesi dopo il conseguimento dei requisiti) entro il 6 gennaio 2017 quale termine ultimo per il diritto.

In ottica di ristabilire l’equità di trattamenti, da sempre si chiede di normalizzare il diritto prendendo a riferimento, unico e uguale per tutte le categorie, il raggiungimento dei requisiti pensionistici entro un termine non antecedente il 31/12/2018. Termine ultimo che non nasce per caso ma che, nella sua misura, si riconduce alla razionalità di un transitorio, storicamente sempre adottato in materia di riforme pensionistiche, tanto dallo Stato italiano quanto dagli altri dell’ambito europeo.

Questo sembra per altro anche l’orientamento della Commissione Lavoro, sulla cui linea di pensiero è più che mai esplicita la on. Gnecchi laddove, volendo rassicurare circa le intenzioni della Commissione Lavoro, con termini discorsivi afferma:

La Stabilità 2017 è sicuramente l’ultima di questa legislatura, noi vogliamo fare l’VIII salvaguardia prima della Stabilità, la Stabilità del 2018 in ogni caso sarebbe la Stabilità preelettorale, tutto ciò va valutato oltre al fatto che nel Pese sale l’insofferenza per le salvaguardie perché la crisi è proseguita e la gente non capisce perché possa esistere gente che va in pensione con i requisiti pre Fornero

L’VIII sarà sicuramente l’ultima quindi serve:

A) Essere sicuri che possano rientrare tutti, dare la certezza al Governo che se si è chiarissimi sul fatto che si vogliono salvare le vittime della riforma Fornero, cioè tutti coloro che prima del Salva Italia avevano firmato accordi di esodo o di mobilità ecc… quindi anche i VV ante luglio 2007, si deve trovare il modo per garantire ciò e non mettere il limite della decorrenza del trattamento che fino ad oggi nelle salvaguardie era la garanzia per il Governo e la Ragioneria di Stato di poter verificare e controllare esattamente le platee, tutto deve riferirsi a situazioni ante 2011!

B) Correggere gli errori, il lavoro come collaboratori domestici non può essere considerato un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e quindi escludere dalle salvaguardie, così anche per gli agricoli, e chi ha firmato accordi che prevedevano la possibilità di pensionamento fino a 36 mesi dopo la fine della mobilità e questo era specificato negli accordi (abbiamo visto accordi governativi firmati), quindi questo va corretto tener conto quindi dei famosi esodati postali che hanno firmato pensando al pensionamento anche fino al 2021… e dei VV post 2018

C) Con queste premesse, come sempre cercheremo di fare in modo che ci stiano tutte le persone che hanno realmente subito una situazione assolutamente non prevedibile come il Salva Italia, vanno ovviamente evitate le richieste di chi ha firmato accordi nel 2012 che ha tutta la nostra solidarietà, ma non è la salvaguardia la risposta giusta, ma la flessibilità in uscita, bisogna evitare che ricominci la storia delle 15enni e della proroga Opzione Donna oltre il 2016, che non rientrano come criterio nelle salvaguardie, che hanno tutti i diritti per chiedere di ricordarsi di loro, ma non è la salvaguardia lo strumento

D) Le platee rimarranno separate ovviamente rispetto ai calcoli degli oneri da individuare, questo è funzionale al raggiungimento dell’obiettivo cercando in aggiunta di poter evitare la procedura dei vasi comunicanti che in origine era stato veloce e automatico mentre per la IV e la VI molto complicato.

Alla luce di queste affermazioni e in ottica di arginare l’introduzione di soggetti non rispondenti alla definizione di esodato appare quindi appropriata l’eccezione sollevata da alcuni portavoce dei comitati in sede d’incontro del 4 maggio scorso, con la quale si chiedevano delucidazioni al Dr. Crudo (INPS) in merito alle disposizioni operative impartite con la Circolare 50/2016; delucidazioni che il Dr. Crudo ha rinviato ad un parere del Ministero del Lavoro ma che, alla luce dei dati contenuti nel report ora pubblicato da INPS, non si presterebbero a costituire un valido pretesto a motivazione di eventuali ritardi nell’approvazione della ottava salvaguardia. Altrettanto appropriata appare l’esortazione a definire stringenti elementi di valutazione della effettiva sussistenza dei requisiti onde evitare di concedere ampi varchi ad inserimenti impropri, che non soltanto andrebbero ad intasare le graduatorie ma che potrebbero diventare materia di polemiche da parte dei noti detrattori delle salvaguardie, i quali non perdono occasione per rivendicare quotidianamente una applicazione draconiana della legge, sulla base di strumentali letture dei fatti e dei dati.

Fatte le dovute puntualizzazioni circa la necessità di delimitare rigidamente il perimetro di applicazione delle future norme e appurato che, almeno nelle intenzioni, vi è piena convergenza tra le aspettative degli esodati con le intenzioni della Commissione Lavoro e che questa convergenza è confortata dai report circa l’andamento delle assegnazioni delle salvaguardie, resta tutto da chiarire l’aspetto prettamente economico del provvedimento atteso.

Pur prendendo atto delle intenzioni della Commissione Lavoro, di consentire l’approvazione del provvedimento in data antecedente la discussione in Parlamento della prossima Legge di Stabilità, resta la preoccupazione per il poco tempo disponibile e per la necessità di dover anticipare al mese di luglio la convocazione della Conferenza dei Servizi, di regola convocata a settembre, per ottenere da questa la certificazione delle disponibilità economiche attribuibili al Fondo Esodati e, di conseguenza, l’approvazione delle coperture economiche necessarie alla presentazione del provvedimento legislativo in Parlamento. A prescindere dall’imminente presentazione della bozza di provvedimento in Commissione Lavoro e della volontà della stessa di pervenire in breve tempo alla conclusione dei lavori, nasce l’evidente esigenza di contingentare le tempistiche per quanto riguarda la convocazione della conferenza dei Servizi e, parallelamente, di ricostituire il Fondo Esodati, depauperato a vario titolo e a più riprese di considerevoli somme.

E’ stato detto che tali somme, delle quali già è stato dato riscontro in altro articolo di questo blog, facciano parte di una partita di giro e che siano pertanto destinate a rientrare nel fondo originario. Nessun dubbio ma se questo complessivo miliardo e mezzo (o poco meno) dovesse rientrare a tempo scaduto, si rischierebbe di finire col ritrovarci una salvaguardia per l’ennesima volta parziale e iniqua e un miliardo e mezzo (o poco meno) che,  tra un giro e l’altro, per legittima decisione della Ragioneria di Stato potrebbe essersi involato definitivamente a beneficio di altre cause come, per esempio, quella della flessibilità allo studio che, manco a dirlo, secondo le stime dichiarate, alla casse dello Stato potrebbe costare appunto un miliardo e mezzo.

Il rapido rientro nel fondo delle somme stornate è questione assolutamente prioritaria e poiché nessun comitato, dentro o fuori dalla Rete, è soggetto giuridico abilitato alla fatturazione, alcuni di essi stanno esplorando la possibilità di aderire all’iniziativa proposta dall’avv. Maestri – già brillante patrocinatore di analoga iniziativa in favore del Comitato Opzione Donna – avvalendosi del supporto di altre organizzazioni atte allo scopo, per avviare una diffida collettiva nei confronti del Governo mirata al ripristino del fondo.

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