Esodati e pensionati, i diritti non sono privilegi

Quando inizia il valzer delle rassicurazioni,
l’esperienza insegna ad essere ancor più guardinghi.

PadoanSotto elezioni si giura di tutto e di più. Nei giorni scorsi, nel corso della trasmissione Di Martedì, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti è stato molto netto: il ricalcolo col metodo contributivo,

non è sensato, non è logico. Si tratterebbe di un sistema meccanico, non ragionevole, perché si interverrebbe anche sulle pensioni più basse.

Rassicurante, nella stessa trasmissione, anche il titolare dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che sulle ipotesi che vorrebbero il calcolo di tutte le future pensioni integralmente col contributivo, ha detto:

I diritti acquisiti si preservano sempre. Si può immaginare una transizione da due (retributivo e contributivo, ndr) a un solo sistema nel lungo periodo.

E questo che accidenti sarebbe, se non negare i diritti acquisiti?

Ma se la domanda è: state pensando a misure ora? La risposta è

no ( magari dopo le elezioni, n.d.r.) perché ci sarà un impatto sulla finanza pubblica e, se interveniamo sulla previdenza, dobbiamo farlo in un contesto di consenso.

Ma che discorso è, questo di Padoan?

Per sua stessa ammissione, il punto non è quello di non ledere i diritti acquisiti, bensì quello di farlo in un’orgia di consensi, tutti insieme appassionatamente, magari sull’enfasi di un tonificante, rinnovato 40% di consensi, in massima parte costruito sulla defezione di circa metà dell’elettorato.

Restare guardinghi si diceva. Perché, a prescindere dalle macroscopiche carenze di stile di certe affermazioni, è solo a partire da un condiviso significato attribuito ai termini “diritti” e “privilegi” che si possono fugare i possibili malintesi che presagiscono certe dichiarazioni. Posto che parlando di regimi pensionistici, lo affermano chiaramente diverse sentenze della Corte Costituzionale, ci troviamo in ambito di un quesito diritto a percepire una pensione dignitosa ed equiparabile, in valore d’acquisto, alla retribuzione e al tenore di vita raggiunti col proprio lavoro, resta da stabilire cosa sia un diritto e cosa invece un privilegio.

A questo scopo ci viene in aiuto il Dizionario Sabatini Coletti, dal quale leggo:

diritto – Ciò che ogni cittadino può giustamente rivendicare di fronte alla comunità;
privilegio – Diritto, facoltà, vantaggio particolare di cui gode una persona, una categoria o una classe di persone.

A differenza del diritto, che compete ad ogni cittadino, il privilegio
è un vantaggio concesso ad una sola parte, più o meno ampia, di cittadini.

Ecco quindi il motivo principale per il quale non si può accettare alcun tentativo di modifica in senso contributivo delle regole pensionistiche, tanto meno se solo nei confronti di alcune tipologie di pensionati. Si valuti piuttosto seriamente la possibilità di un ricorso nei confronti delle pregresse contro riforme, a partire dalla riforma Amato che istituì il regime contributivo. Il regime contributivo infatti, non solo contrasta con i principi costituzionali e con il combinato degli articoli 3, 36 e 38 della Costituzione in quanto accentua a dismisura la sperequazione tra reddito da lavoro e da pensione ma, introducendo nel sistema una sostanziale diversità di trattamento, trasforma quello che era un diritto di tutti in un privilegio di una parte. Non è un caso se, con le successive contro riforme, questo residuo privilegio è stato ripetutamente eroso.

I diritti di tutti sono duraturi ma quando si consente
che vengano trasformati in privilegi di pochi, si perdono.

Questi, in sostanza, sono i rischi che si possono intravvedere dietro le parole di Poletti e Padoan e questo è il tenore dei discorsi e delle velate promesse che dobbiamo respingere al mittente, tanto per tutelare i già pensionati quanto per restituire un diritto agli esodati.

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