Ichino: non so chi siano e quanti sono ma so che il problema è risolto compiutamente

La risposta del Senatore Ichino al mio articolo di ieri è quanto meno sconcertante.

Senatore Ichino: non sono gli esodati a dover stabilire chi e quanti debbano essere oggetto di un provvedimento di legge. E’ lo stato che deve definire, per categorie e per quantità, chi siano i destinatari di una legge o di un decreto e se non erro, lei è un componente del Senato della Repubblica italiana; che a tre anni di distanza un Senatore della Repubblica ammetta candidamente di non sapere chi e quanti siano gli esodati, oltretutto dopo aver appena affermato che tutta la loro problematica sarebbe stata risolta, mi permetta di dire che lo ritengo davvero sconcertante.

La Rete dei Comitati degli Esodati ha comunque prontamente colmato ieri la lacuna inviandole nuovamente copia del Dossier Esodati unitamente ad altra utile documentazione, nella speranza che le incombenti vacanze gliene possano consentire una più approfondita e serena lettura. Ciò nonostante, alcune puntualizzazioni si rendono d’obbligo.

Leggo testualmente dal sito del Senatore, nonché giuslavorista, Pietro Ichino:

Nessuno ha mai chiarito quale fosse la definizione di “esodato” alla quale quella stima dell’INPS era riferita, né su quali basi si fondasse la stima medesima. La cosa curiosa – e molto significativa – è che neppure la “Rete degli Esodati” chiarisce il significato che questo termine assume secondo il suo statuto. Restiamo in attesa di qualche informazione al riguardo. (p.i.)

Non intendo entrare nel merito di come ci si possa ritenere legittimati a sostenere una tesi quando, probabilmente non per proprio difetto, del problema non se ne conoscono nemmeno gli elementi costitutivi; sta di fatto che gli elementi ci sono tutti ed è sufficiente volerli recuperare dai documenti ufficiali per leggerli nel loro giusto ordine cronologico.

A prescindere dal citato Dossier, esiste una relazione INPS, firmata dal Dr. Nori (pure questo testo è stato cortesemente inviato al Senatore Ichino), resa pubblica nel giugno 2012 ma datata 22 maggio 2012, quindi antecedente al Decreto Interministeriale del 2 giugno 2012 (salvaguardia 65.000) come del resto si evince chiaramente da questo articolo di grr.rai.it . la quale quantifica con precisione e in maniera disaggregata per tipologie, l’intera platea dei destinatari di un eventuale provvedimento di salvaguardia in ordine alle casistiche previste a suo tempo dalla riforma pensionistica approvata col Decreto “Salva Italia”.

Voglio qui sottolineare le dichiarazioni del Dott. Nori comparse a tale proposito in un virgolettato di un articolo sul sito quotidiano.net in data 11 giugno 2012, in merito alla natura dei contenuti del report consegnato al Ministero del Lavoro:

“L’Inps non ha fornito stime diverse e ulteriori rispetto al tema dei salvaguardati”. Lo scrive in una nota l’Inps, in risposta alle cifre indicate da indiscrezioni di stampa. “I documenti tecnici dell’Inps – prosegue la nota – hanno consentito al ministero di formulare il decreto con la salvaguardia prevista per i 65.000 lavoratori per i prossimi 24 mesi e per alcune categorie anche oltre i 24 mesi.

Posto che nessuno voglia tacciare di mendacia i vertici dell’Istituto, la sequenza degli eventi ci porta a concludere che i dati INPS fossero già noti al Ministero del Lavoro al momento in cui si accingeva a preparare la prima salvaguardia, che i dati forniti fossero disaggregati per categorie e numeri e che le categorie prese in esame fossero esattamente quelle previste dalla Legge “Salva Italia” dalla quale avrebbe poi dovuto discendere il Decreto Attuativo della prima (e allora unica) salvaguardia.

Dobbiamo d’altro canto osservare come, nell’arco di ben tre anni, nessuna smentita ufficiale a questi dati sia mai pervenuta mentre si sfiorerebbe il ridicolo se ora si volesse sostenere che tre anni non sarebbero stati sufficienti allo Stato per valutare l’attendibilità di un report dai suoi stessi dirigenti prodotto. Ciò nonostante e volendo prescindere da formulazioni preconcette, se il Senatore Ichino fosse in possesso di informazioni diverse, si pronunci, altrimenti sarà per lui gioco forza doversi rassegnare assumendo che gli esodati siano quei 390.200 annunciati da INPS e che all’appello della salvaguardia ne manchino ancora circa 220.000. La logica e i fatti documentati non sono elementi opinabili.

Se non vogliamo mettere in dubbio la funzione stessa del potere legislativo nell’attuale ordinamento democratico e se per brevità volessimo limitarci a considerare la questione nella sua accezione più stringente, le categorie di “esodati” sono quelle chiaramente declarate nell’Art. 24 comma 14 del Decreto 201 del 6 dicembre 2011, successivamente convertito con modificazioni nella Legge 214 del 22 dicembre 2011. Quale miglior fonte per sciogliere ogni perplessità? Quali altre risposte dovremmo cercare?

E’ quindi dal raffronto dei dati forniti da INPS con quelli contenuti nel Decreto Interministeriale del 2 giugno 2012 (e seguenti) che diventa insostenibile la tesi lapidaria secondo la quale tutti gli esodati in possesso dei requisiti sarebbero ormai salvaguardati. Dei 390.200 potenziali beneficiari della tabella INPS, 133.000 sono contributori volontari e 180.000 sono i cosiddetti “cessati”; entrambe le categorie rientrano nelle casistiche fin dal primo decreto di salvaguardia e, da sole, rappresentano più dell’80% dell’intera platea degli esodati salvaguardabili e quasi il doppio di tutti quelli fino a questo momento compresi nelle salvaguardie fino a qui approvate.

Con quali argomentazioni si può continuare a sostenere di non sapere chi siano gli esodati, quanti siano e contemporaneamente affermare che non ci sono più esodati da salvaguardare? Suvvia!

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