Gli esodati esistono ancora e rispondono alle tesi del Senatore Ichino

Cinque salvaguardie per il Senatore Ichino sembra proprio che debbano bastare; così infatti titola  il suo articolo del 4 agosto 2014  sul suo sito e, a conforto della fondatezza delle sue affermazioni, si esercita in una esposizione dei contenuti delle ultime cinque salvaguardie per dimostrare ai poco informati che gli esodati semplicemente non esistono più: tutti salvi, tanto che la stessa irrinunciabile riforma Fornero ne risulterebbe pesantemente stravolta, violentata. Chi non è stato finora salvaguardato, a detta del Senatore, è un disoccupato, non un esodato; per questi si dovranno quindi predisporre strumenti di tutela diversi dalla salvaguardia: strumenti tipicamente assistenziali nei casi in cui si prospettino periodi di vacanza redituale eccessivamente lunghi e liquidazione della pensione contributiva (qualche penalità di corollario non ce la vogliamo aggiungere?) qualora fossero raggiunti i requisiti previsti dalla riforma previdenziale del 2011. In realtà si tratta di una tesi assai semplicistica, che si guarda bene dal considerare le tante contraddizioni e le vere motivazioni che hanno generato il gigantesco caos di ben cinque salvaguardie.

Si tranquillizzi il Senatore Ichino: la necessità di una netta demarcazione tra esodati ed esodandi l’hanno da sempre sostenuta per primi gli stessi comitati degli esodati e questo è chiaramente documentato dall’ormai famoso Dossier redatto unitariamente e consegnato in copia dalla Rete dei Comitati a tutti i partiti e Onorevoli coinvolti nella vicenda, compreso il Senatore Ichino il quale sorprendentemente però, dalla lettura dei suoi articoli, si direbbe non abbia mai ritenuto di doversi impegnare a leggere.

Non è in questa, per molte ed evidenti ragioni, condivisa necessità di operare una netta distinzione tra le due tipologie di senza reddito il fulcro del problema; semmai lo è la necessità di fare una buona volta chiarezza sui numeri perché, o si smentiscono i numeri forniti in prima istanza da INPS (gli unici che siano mai stati resi pubblici), che parlano di almeno 390.000 esodati iniziali e allora si prendono anche urgenti provvedimenti concreti nei confronti della dirigenza dell’Istituto, oppure si confermano ufficialmete e allora, a fronte di 170.000 potenziali salvaguardati, come per altro risulta anche dall’articolo in questione, al conto ne mancano ancora 220.000 e il Senatore Ichino deve rettificare le sue affermazioni e con esse la sua intera tesi.

Sarebbe inutilmente dispersivo voler andare ora ad analizzare, una per una, le motivazioni delle salvaguardie approvate a favore degli esodati; per questo parlano ampiamente i verbali dei tanti incontri sostenuti dalla Rete dei Comitati con le istituzioni e prima ancora parlano i testi di legge il cui approfondimento, al pari del Dossier Esodati, non sembra però essere tra le priorità di chi oggi manifesta di possedere un unico obiettivo: quello di cancellare dalle cronache il termine “Esodati”.

In questa sede è però necessario puntualizzare che le cinque salvaguardie non sono il frutto di una strategia dei comitati, volta ad ottenere tutele per una platea via via sempre più ampia ed eterogenea, a cui avrebbe dovuto seguire una benigna quanto improbabile accondiscendenza delle istituzioni. La realtà è che si è arrivati ad inanellare la bellezza di cinque provvedimenti in quasi tre anni solo perché in ognuno di essi erano contenuti elementi discriminatori scarsamente difendibili sul piano costituzionale quando non addirittura incoerenti con le stesse leggi dello Stato approvate dal medesimo governo: vedasi ad esempio la recentissima sentenza della Corte del Tribunale di Perugia del 15 luglio scorso che si è pronunciata a favore del ricorrente in quanto il decreto della prima salvaguardia è stato giudicato incoerente con la stessa Legge “Salva Italia” laddove subordina la salvaguardia al non reimpiego dell’interessato.

La tematica è comunque molto ampia e, in questo contesto, è bene restare ancora sui numeri e precisamente su quelli presenti nei report periodicamente rilasciati ufficialmente da INPS e che monitorizzano esaurientemente lo stato dell’arte delle salvaguardie.

Se è vero che, ad oggi, sono stati emanati provvedimenti a favore di circa 170.000 salvaguardabili, è altrettanto vero che le pensioni finora concesse ammontano ad appena 50.000 circa. Questo dato è di per se nella norma perché evidentemente questo è il numero di salvaguardati che, ad oggi, hanno maturato la decorrenza. Gli altri 120.000 (circa) dovranno attendere pazientemente il loro momento ma è proprio a tutela dei diritti di queste 120.000 persone (esodati certificati e non presunti) che oggi è improprio parlare di “problema risolto”; improprio fino alla scorrettezza concettuale in quanto il problema, qualunque problema, non si può definire risolto durante bensì esclusivamente al termine del suo iter burocratico e il termine dell’iter di un esodato coincide con la decorrenza della sua pensione e non con il conferimento della salvaguardia o con la semplice emanazione del relativo decreto.

Sintetizzando: la questione esodati è tutt’altro che conclusa e le salvaguardie finora decretate non collimano, per sostanziale difetto, con i numeri forniti da INPS mai smentiti durante questi ultimi tre anni, nemmeno dal Senatore Ichino. Da parte nostra continueremo a ribadirlo attraverso tutte le fonti di informazione a nostra disposizione, a partire dai nostri siti web per finire alle testate giornalistiche e televisive.

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