Il Titanic affonda mentre l’orchestra delle larghe intese suona una musica surreale

Con la sua capacità di affabulare, talvolta più efficace perfino di quella profusa dal Caimano, il largo-inteso del PD-L continua ad incassare endorsements e, risalendo le scale della notorietà, giorno dopo giorno, coglie nuovi proseliti. Persino il granitico Vendola appare pronto a saltare sul carro del quasi certo vincitore. I giochi sembrano ormai a tal punto decisi che chiedere agli iscritti di esprimere la loro volontà attraverso le primarie appare, sempre più, un semplice quanto inutile esercizio burocratico.

La cosa mi riempie di rabbia e tristezza perché il fenomeno finirà verosimilmente con lo spegnere ogni speranza di riscatto sociale, confermando sine die le ingiustizie del precariato, il massacro degli esodati, il saccheggio delle pensioni (salvaguardando però quelle d’oro), la cancellazione degli ammortizzatori sociali e dell’ assistenza a disabili ed anziani. Ci sono tutte le premesse affinchè l’ingiustizia sociale possa nutrirsi dell’humus ideale a radicarsi, dilagando indisturbata.

Nel contempo, assistiamo ad una frantumazione, sempre più evidente, del fronte dell’opposizione dove proliferano iniziative personali o di corrente, il cui unico apparente scopo è l’eclatanza fine a se stessa, il forte effetto scenico agli occhi dell’opinione pubblica; ognuno, per mera convenienza personale o di corrente, pare più affaccendato a destare scalpore per apparire originale che non a costruire soluzioni per sconfiggere il declino sociale in atto nel paese.

Nessuno più si dedica, con serietà, a trovare risposte alle sempre più pressanti aspettative della società; tanto meno progetta e lavora a riunire le forze al fine di fare fronte ai bisogni dei cittadini e delle classi sociali più provate.

Ormai, con la caduta degli ideali è caduto ogni senso del pudore e del comune sentire; è prevalso l’individualismo più spregiudicato, che pensa in modo egoistico e vive alla giornata. E’ l’eterna lotta tra il bene ed il male; oggi difficilmente distinguibili, perché mistificati dalla più sporca delle guerre: quella dell’informazione manipolata che, martellando e mistificando da più di vent’anni, forgia le nuove generazioni (un po’ meno quelle più anziane) all’uso sbagliato e smodato delle tecnologie ed al consumismo sfrenato purché, beninteso, le aberrazioni così indotte facciano tendenza e siano di stimolo alle personali aspirazioni narcisistiche.

Le leggi e le ingiustizie sociali che da tutto questo prendono forma, non sono il parto di un gruppo dirigente distratto, ma fanno parte di una cinica strategia mirante a divaricare sempre di più la forbice tra ricchi e poveri, nella quasi completa ignavia di chi subisce tali macchinazioni. Non esistono più regole ne riferimenti. Diventa persino incomprensibile il criterio col quale vengono assegnati i cavalierati del lavoro o i Nobel per la pace. Quale credibilità possiamo più riconoscere ai componenti di commissioni che, in nome dei cittadini, quando non addirittura dell’ Umanità intera, conferiscono titoli ed onorificenze?

Di Matisse

Ex Esodato, beneficiario della prima salvaguardia, in pensione dal 2013, ideatore di questo Blog.

1 commento

  1. Il gioco politico (che poi gioco non è, visti i tragici risvolti che si riversano sulle nostre vite) che ha preso piede in Europa è bizzarro: chiunque sia il vincitore, l’incasso è devoluto al Pensiero unico della Destra finanziaria, che ha spodestato il vecchio e antiquato Capitalismo Industriale.
    Non c’è più margine di manovra per il progressismo, resta solo quello per il riformismo di destra, quel riformismo cioè che tende alla restaurazione.
    Ormai il cittadino è confuso, frastornato da segni e parole che hanno perduto il significato originario. Tutte le forze politiche, destra sinistra centro, parlano di riformismo.
    Dimenticando di chiarire che Riformismo in fondo vuol dire attuare riforme, e che queste possono determinare un ritorno al passato più oscuro, cioè quanto sta accadendo in Italia, prescindendo dalla tinta unita o mélange di cui è colorato il Governo in carica.
    Stop alle ideologie, fine del concetto di Stato quale confluenza democratica di Economia, Istanze sociali e Costituzione.
    Chi sta vincendo è soltanto la dogmatica imposizione delle ricette neoliberiste, che oltre a togliere sovranità agli stessi stati dell’Unione ha schiavizzato vecchie e nuove generazioni per diversi lustri a venire.
    Vi sono tutti gli estremi per una sollevazione popolare, una rivolta sociale.
    Perchè si può vivere in ristrettezze nel breve periodo, ma non si può continuare a farlo con la piena consapevolezza di stare assistendo ad un brutale riposizionamento della società su basi classiste: da un lato i miliardi puntati sul tavolo verde della finanza creativa attraverso le banche, che ricattano gli stati in caso di pardita. Dall’altro la gente comune a cui si chiede di perdere finanche la dignità pur di non disturbare ladri, scialacquatori, sciacalli senza scrupoli e approfittatori della peggiore risma.
    In fondo, alla fine di qualsiasi analisi, la domanda cruciale è semplice e diretta: che fine ha fatto la socialdemocrazia in Europa? Non rispondere a questa domanda senza prima essersi procurati una ghirlanda funebre.

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