testo e commento all’emendamento esodati alla legge di stabilità 2013

E’ stato raggiunto ieri l’accordo sull’emendamento all’ art. 8 comma 11 della Legge di stabilità 2013.
Il testo concordato, salvo possibili aggiustamenti dell’ultima ora, verrà probabilmente presentato tra poche ore e andrà a sostituire in toto l’originario comma 11 del testo di legge. Le novità sono rilevanti per coloro che, dopo i decreti attuativi che riguardano specificatamente l’eterogenea platea di complessivi 120mila esodati, erano rimasti esclusi da provvedimenti di salvaguardia.

In sintesi, questo emendamento estende la salvaguardia nei seguenti casi:

  • accordi di esodo governativi e non, anche ai sensi degli artt. 410, 411 e 412-ter del C.C., stipulati entro il 31/12/2011
  • requisiti pensionistici acquisibili entro il 31/12/2014
  • cessazione dal lavoro entro il 30/09/2012 (30/06/2012 per gli accordi secondo gli artt. 410-411-412 del C.C.)
  • salvaguardia estesa anche ai licenziati entro il 31/12/2011 che maturino i requisiti entro i successivi 24 mesi

La casistica qui succintamente riportata è comunque meglio dettagliata nel testo allegato e scaricabile a fondo articolo. Le coperture finanziarie saranno garantite da un fondo creato ad hoc e, nello specifico da un fondo iniziale di 100 milioni al quale andranno ad aggiungersi, anno per anno, i risparmi ottenuti sugli stanziamenti già disposti per salvaguardare i primi 120.000 esodati (9 miliardi). Su questo punto, viene spontanea una considerazione per la quale sarebbe in parte tranquillizzante ricevere qualche spiegazione perché, in quanto a rassicurazioni, non può sfuggire l’esito seguito alle più ampie rassicurazioni (tutte) fornite in quest’ultimo quarto di secolo dal nostro creativo establishment politico.

Si dirà: non vi fidate? Ebbene no, e ne abbiamo ben d’onde.

Si da il fatto che ministero, INPS, sindacati e quant’altri, a loro dire, avevano fatto già i conti fino al singolo salvaguardato (parole loro che possono essere da tutti verificate). Sussiste in verità una modesta discrepanza di numeri tra i 65.000 del ministro e i 400.000 dei suoi collaboratori ma questo, per Damiano & C. deve essere parso una quisquilia, dal momento che non hanno nemmeno ritenuto opportuno sfiduciare il dicastero per manifesta incompetenza e, a dirla tutta, non lo hanno ritenuto opportuno nemmeno le rispettive gerarchie di partito.

Da dove scaturirebbe allora questo risparmio?

Le tante vicissitudini che hanno costellato, in verità con notevoli spunti di surrealismo, il nostro travaglio previdenziale durante quet’ultimo anno, al punto da apparire sovente del tutto inspiegabili, potrebbero ora assumere un ruolo significativo in questo risparmio che parrebbe materializzarsi dal nulla? Ammesso comunque che questo risparmio finisca col materializzarsi come per incanto, qualora l’anno successivo il fondo accusasse invece un maggior onere, chi dovrebbe beneficiare dei risparmi precedenti? Chi andrà a spiegare a quei poveretti che la salvaguardia non l’avranno più perché i fondi, che originariamente erano stati destinati a loro, sono stati dirottati a salvaguardia delle new-entry dell’ultimo decreto o del prossimo ancora?

La risposta dei mobilitati, di fronte a queste soluzioni “creative” non può essere che una sola:
il diritto alla pensione appartiene a tutti e a tutti deve essere garantito.

I decreti già emanati, con i relativi fondi, devono essere vincolati e questo deve comparire nero su bianco (delle rassicurazioni, spero mi si voglia comprendere, non sappiamo che farcene). Si acquisti piuttosto qualche F-35 in meno, si applichi la IMU anche ai beni ecclesiastici, tuttora privilegiati (e magari si cancelli quella ignominiosa vessazione nei confronti degli anziani ricoverati); i teutonici finiranno col doversene fare una ragione, si metteranno il cuore in pace e altrettanto ce lo metteremo noi.

Va infine notato che, a latere di questo emendamento e nell’evidente intento di dare sostenibilità ad una copertura finanziaria del tutto inconsistente, è tutto un florilegio di idee creative: dal reimpiego che rigetta il mancato pensionato nella riforma Fornero, con evidenti ripercussioni negative sulla sua futura (molto futura) pensione, falcidiata, oltre che dal calcolo contributivo, da onerose ricongiunzioni che graverebbero sugli ex lavoratori provenienti dai fondi speciali, al riconoscere lo status di “esodato” solo al termine del periodo di mobilità, quando cioè si è già arrivati alla canna del gas. Quest’ultima genialata, della quale pare farsi portavoce il noto Polillo, potrebbe riservare amari sviluppi perché, se da un lato lascia l’ex lavoratore in un limbo normativo per tutta la durata della mobilità, dall’altro non gli garantisce tutele dal momento che il costituendo “fondo esodati”, per la stessa definizione che se ne formula nell’emendamento, è strettamente vincolato alla durata temporale della legge di stabilità quindi sarà soggetto a verifiche e rimodulazioni entro il termine della stessa legge.

DOWNLOAD: Emendamento del Sen. DeAngelis al DDL S.3249 (Stabilità 2013).pdf

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