Lo scioglimento delle camere non sia di ostacolo alle salvaguardie

L’accelerazione, impressa in queste ultime ore all’evoluzione dell’assetto politico, è satura di incognite di varia natura. Si è, di fatto, aperta la campagna elettorale in un clima di disorientamento istituzionale creato dall’improvvisa soluzione di continuità della governance tecnica. Diversi provvedimenti in corso di definizione rimarranno come lascito al Governo subentrante, mentre altri (comprese le insidie in essi contenute) verranno approvati in fretta e furia, senza troppo andare per il sottile. Del resto, l’alibi della fretta e i suoi effetti hanno già fatto il suo ingresso nelle case di centinaia di migliaia di cittadini, grazie alle parole del Ministro del Lavoro.

Il Ministro si ritiene assolto dall’imputazione di leggerezza volontaria sul tema “Esodati”. Era troppo occupato a salvare il paziente Italia accattivandosi la benevolenza dei Mercati, per riuscire a trovare anche il tempo di rendersi edotto sulla tossicità delle cure a cui stava sottoponendo il corpo sociale.

Salviamo l’anima, il corpo può anche morire: questa è la profonda
visione che l’ha accompagnato lungo tutta la durata del suo incarico.

E i risultati si sono visti, e siamo solo all’inizio. Adesso, anche la partita per la platea dei 65mila, formalmente definita e tuttavia ancora aperta nella sostanza, potrebbe subire qualche contraccolpo.

Dalla circolare 7774 del 22/11/2012, inviata dal Ministero del Lavoro all’Inps e alle Direzioni regionali del lavoro, si evince chiaramente che il monitoraggio conclusivo della fase istruttoria delle salvaguardie è stato avocato dallo stesso Ministero. Nel documento viene indicato il 7 Gennaio come termine oltre il quale le istanze validate confluiranno nella definitiva formazione delle liste afferenti alle diverse casistiche. Il semplice fatto che il monitoraggio sia stato sfilato dalle competenze dell’Inps, ritengo sia fortemente indicativo delle connotazioni politiche attribuite alle inevitabili ricadute che, nel bene e nel male, esso produrrà.

L’incognita che pesa sulla snervante attesa a cui siamo sottoposti è costituita dalle determinazioni che verranno assunte dall’attuale titolare del dicastero. Bisognerà vedere se vorrà farsi carico del prosieguo dell’iter, per concluderlo dando la certezza della salvaguardia a chi ne ha titolo; oppure potrebbe far leva sulla esautorazione del ruolo e demandare al successore il compito.

Incrociamo le dita, perché in quest’ultimo caso i tempi si dilaterebbero in misura imprevedibile.

E’ gioco forza quindi, in questo momento così denso di incognite, domandare, senza perifrasi, un chiaro ed inequivocabile impegno, a partire dalle forze politiche, dai sindacati e dal governo stesso, a che si operi concretamente affinché i beneficiari delle salvaguardie ottengano il pensionamento entro i termini stabiliti a norma di legge, così come per altro più volte garantito pubblicamente dal Ministro Fornero.

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