Inizia dagli Esodati il nuovo ordine sociale neoliberista

La lettura nei giorni scorsi di un ottimo articolo di Sergio Di Cori Modigliani, apparso sul suo blog, mi offre lo spunto per una lettura dei fatti che, da qualche tempo a questa parte riguardano da vicino lavoratori ed ex lavoratori. Ma andiamo con ordine perchè, anche in queste cose, l’ordine è importante.

– Luglio 2012  – Da poco si è conclusa la questione di Termini Imerese che già rimbombano, tra i meandri delle notizie, gli echi di un rinnovato clima vallettiano negli stabilimenti. Come di consueto in questi frangenti, le prime pagine della comunicazione di regime si dedicano al gossip più becero e alle bandierine blu delle nostre spiagge, in vero sempre più simili a cloache più che a luoghi di balneazione, piuttosto che alle questioni sociali che preferiscono relegare in angoli angusti e poco visibili e passano così quasi inosservate, per esempio, le cause di lavoro che qua e là prendono corso ad opera di lavoratori tra i quali pare verificarsi una insolita e forse innaturale concentrazione di tesserati a quei sindacati che, fino all’ultimo, si erano strenuamente opposti al progetto “Fabbrica Italia”. Non sta certo a questo blog sindacare sulla ammissibilità di tali ricorsi ma certo su questa vicenda non passa inosservato il sostanziale, tombale silenzio delle maggiori organizzazioni sindacali che preferiscono invece sbandierare i salvifici quanto astratti accordi impegni aziendali ottenuti in contropartita. Purtroppo, non sono passati due mesi che le cronache demoliscono impietosamente tutti i proclami: la Fiat non ha alcuna intenzione di investire 20 miliardi in Italia, anche perché un investimento di tale portata potrebbe albergare solo nella mente farneticante di qualche sprovveduto.

Sempre lo stesso mese, appena pochi giorni dopo sei lunghi mesi di attesa e di totale assenza delle rappresentanze sindacali, viene finalmente varato il sospirato decreto attuativo a favore di 65mila ex lavoratori. I media si affrettano a definirlo un salvataggio, un’ancora di salvezza che consente solo ad una parte di ex lavoratori di usufruire delle normative pensionistiche vigenti al momento in cui concordarono l’uscita dal lavoro. Non una riga si legge sulla lesa Costituzionalità della riforma del dicembre 2011 laddove si applicano norme retroattive a 400mila soggetti che, avendo fidato nelle leggi dello stato, hanno sottoscritto accordi, per loro si, vincolanti ed ora vengono brutalmente spogliati dei sacrosanti diritti e sospinti, di gran lena, verso il baratro della miseria. L’ormai famoso decreto attuativo in questione, in realtà, se escludiamo alcuni ulteriori “paletti” impropriamente aggiunti, non apporta alcuna modifica a quanto già era scritto nella riforma del 2011 ma tant’è: sono occorsi ben sei mesi per riscrivere il testo equivalente al contenuto di un paio di fogli A4. Intanto molti ex lavoratori hanno esaurito i termini del sostegno e da mesi (alcuni da quasi un anno) tirano a campare depauperando i non certo monumentali risparmi di una vita.

Come non vedere un nesso in tutto questo? Come non vedere come questo decreto sia stato
impropriamente e proditoriamente speso come contropartita di “Fabbrica Italia”?

Svuotamento dell’ Art.18 dello Statuto dei Lavoratori in cambio di un’ancora di salvezza per un ridotto numero di ex lavoratori tenuti in ostaggio. Come non vederci la condiscendenza delle rappresentanze sindacali in questa vicenda, quando nemmeno una sola ora di lotta è stata indetta per contrastare questa mistificante aberrazione concettuale, che vorrebbe contrapporre gli interessi di chi ha una occupazione da quelli di chi l’occupazione l’ha perduta?

Intanto l’aberrazione concettuale procede nella sua evoluzione e gli ex lavoratori intrappolati, loro malgrado, da leggi incostituzionali perché retroattive e sorde di fronte alle gravissime conseguenze sociali che nella sostanza prefigurano, per i media diventano soggetti “da salvare”. Il diritto a questo punto è già diventato un optional perché, se si parlasse di diritti lesi, non esisterebbe che una via per riparare il danno: rispettare la Legge e la Costituzione e conferire il convenuto a chi ora vanta il credito stabilito negli accordi a suo tempo siglati consapevolmente da tutte le parti aventi causa, governo compreso. Ora invece si parla di “salvare”, quasi a dire che chi è rimasto senza lavoro, a suo tempo, sia stato un poco superficiale nelle sue valutazioni, che non avrebbe dovuto fidarsi delle promesse dello stato. Qualcuno è arrivato perfino a sostenere che, dopo aver pagato per quarant’anni fino all’ultimo centesimo tutto quanto stabilito dalla Legge, la contropartita finale non sia dovuta

– Hai comprato la fontana di Trevi! Sei stato incauto ed è giusto che sconti la tua dabbedaggine.-

– Agosto 2012 – Ai primi 65mila, il decreto di Luglio sembra volerne aggiungere un secondo contingente di 55mila ma per questi occorrerà attendere un ulteriore decreto da emanarsi entro 60 gg. (altra presa di tempo). Nel frattempo, dopo otto mesi assolutamente inconcludenti, dal mondo politico s’ode finalmente uno squillo di tromba. Dal cilindro dei prestigiatori compare la proposta di Legge 5103 che, a detta dei promotori, sarebbe la soluzione che permetterebbe di trarre in salvo (anche qui) quasi tutti i 400mila figli di nessuno con le rispettive famiglie. La Proposta, inizialmente condivisa da tutte le forze politiche che sostengono il governo, si ferma però immediatamente nel momento stesso che viene stilata dalle forze politiche proponenti per il dietro-front del PDL. Può sembrare che dietro questo davvero poco encomiabile atteggiamento si possano annidare inconfessabili macchinazioni di potere (pensiamo per esempio alla legge elettorale) ma forse vi è di più.

– Settembre 2012 – La verifica dei requisiti di coloro che potrebbero far parte dei primi 65mila salvaguardati dal decreto di Luglio è in pieno marasma: molti non hanno ricevuto comunicazioni essenziali, chi si rivolge agli sportelli dell’ Istituto o ai patronati riceve le risposte più inattendibili e fantasiose che mente umana possa partorire e, cosa ancor più essenziale, sembra ora che occorrerà attendere fine anno per avere una situazione definitiva che, contrariamente a quanto pubblicamente affermato, erà pienamente sotto controllo fin dal primo momento.

In questo desolante quadro si inseriscono però due fatti nuovi che finiscono per gettare una luce del tutto nuova e preoccupante sulla vicenda “Esodati”: l’annuncio di Telecom che entro l’anno potrebbe scorporare la Rete e quello della Fiat che pone definitivamente la pietra tombale sul progetto “Fabbrica Italia”, lasciando sottintendere la possibilità di abbandonare la produzione in Italia.

Manco a dirlo, le due aziende parlano di forti esuberi la prima e di rigidità burocratiche e normative la seconda.

Se ora tornassimo per un momento alla proposta di Legge 5103 (Proposta Damiano) per leggerne il contenuto, qualche nesso, tra questi fatti in apparenza slegati, che abbiamo messo diligentemente in fila, potrebbe sorgere.

Al primo punto della PdL concordata tra le forze politiche vi è la proposta di estendere la facoltà di optare per il sistema di calcolo a capitalizzazione (contributivo) pieno, a partire cioè dal primo giorno di lavoro, per tutti i lavoratori che possano vantare almeno 58 anni di età e 35 di contribuzione. Visto il preambolo, il resto della proposta, che nel testo andrebbe ad eliminare quasi tutte le aberrazioni della riforma pensionistica nei confronti di chi oggi si è venuto a trovare a metà del guado, per chi avesse ancora davanti a sè alcuni anni di attesa, prima del pensionamento, non rappresenterebbe molto di più di una semplice e tragica chimera.

La concomitanza dello svuotamento dai contenuti dell’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, che esclude la reintegrazione del lavoratore anche se licenziato per ingiusta causa, e la PdL 5103, tenuta ferma con un pretesto banale (verifica della sostenibilità) ma facilmente ripescabile all’occorrenza, non possono certo sfuggire al’attenzione di nessuno. Le novità contenute in questi provvedimenti rappresentano, di fatto, grasso che cola per aziende come Telecom che si apprestano a chiedere 15mila riduzioni di organico, quanto per quelle come Fiat che, in tutta evidenza, mirano alla cinesizzazione del Paese.

Sarebbe quindi profondamente errato continuare a guardare agli “Esodati” come al malaugurato prodotto di un errore di percorso di un ministro poco incline all’autocritica. Gli Esodati sono invece una delle tante pedine di una complessa strategia, mirante a distruggere le conquiste sociali di un intero secolo. In realtà, la strategia neoliberista che colpisce duramente e soltanto le classi più deboli, siano esse studenti, lavoratori, pensionati o pensionati mancati, è una sola e sarebbe tempo che si iniziasse a conoscerla e si iniziasse a prendere coscienza che il problema è lo stesso per tutti e che l’unità è condizione indispensabile per contrastarla. Questa presa di coscienza ha un nome, si chiama: coscienza di classe.

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