Esodati: un problema sociale, di qualità della vita, che non deve finire sotto silenzio

Nel precedente articolo si è accennato alla necessità di riacquisire una coscienza di classe e vorrei rimarcare quanto questo concetto sia imperativo oggi, adesso più che mai. Le prossime elezioni, per bocca stessa dei maggiori partiti segneranno, comunque vadano le consultazioni, la definitiva continuità con le teorie neoliberiste del governo Monti, un governo non legittimato dai cittadini bensì imposto col ricatto del disastro finanziario dalla Troika europea e dai centri del potere internazionale. Non è certo un caso che la stessa sorte sia toccata contemporaneamente ai governi di Grecia e Spagna. In Grecia, per esempio, è bastato il semplice pensiero di sottoporre le scelte del governo ad un democratico referendum popolare per scatenare la ritorsione che ha portato alle immediate dimissioni del governo Papadopulos: un governo in vero non scevro da gravi colpe ma comunque pur sempre un governo democraticamente eletto e legittimamente in carica. Nulla di diverso, sebbene il rimpiazzo sia stato gestito in maniera meno evidente, è accaduto in Italia e Spagna. Nel breve tempo di pochi mesi tre governi, eletti col consenso democratico, sono stati sostituiti da governi guidati da personaggi con un lungo trascorso al servizio delle banche statunitensi e del Fondo Monetario Internazionale. E’ assai probabile che le elezioni in Italia si terranno la prossima primavera (con tutta probabilità nella prima metà di aprile) a tre imprescindibili condizioni:

  • – che il nuovo governo sia garante della prosecuzione della attuale linea politica;
  • – che la riforma elettorale consenta di fare piazza pulita dei partiti minori ribelli alla linea tracciata;
  • – che il nuovo governo possa contare su un sostegno pressochè bulgaro e aprioristico.

E’ presumibile che tra queste pregiudiziali possano albergare anche i motivi per i quali, a parte l’interessamento di facciata e strumentale del PD, i nostri comitati non hanno trovato, in tutti questi mesi, alcun sostegno concreto da parte di nessuna forza politica. E’ inutile continuare ad illudersi: il nostro movimento è vittima di un tacito ostracismo e nessuno è disposto a spendersi per la nostra causa rischiando il futuro del proprio partito. Non sono disposte le destre per una evidente contrapposizione ideologica, non lo è quell’immenso coacervo di trasformismi che si cela dietro il simulacro della “sinistra” nè tanto meno lo sono i partiti minoritari, preoccupati al pensiero di una possibile estromessi dalla prossima tornata elettorale la cui legge, non a caso, sta vivendo un parto travagliatissimo con il probabile scopo di cogliere tutti di sorpresa con un coup-de-theatre all’ultimo istante. Non devono pertanto illuderci le sortite di certi personaggi politici che, come S. Paolo sulla via di Damasco, colti da improvvisa folgorazione, gridano oggi allo scandalo ma intanto si guardano bene dall’avviare iniziative concrete a nostra difesa; fino a ieri i loro parlamentari hanno consapevolmente partecipato, come tutti gli altri, alla approvazione coatta di tutti quei provvedimenti che oggi pubblicamente contestano nè mai hanno levato voce per denunciare quegli indegni maneggi e scandali che, nelle loro maccheroniche sintesi, i cittadini da sempre subodoravano.

Non è da questi soggetti che troveranno eco le nostre rivendicazioni, tanto che in molti elettori è ormai invalsa la convinzione che sia perfettamente inutile esercitare il diritto di voto. Il senso di repulsione è del tutto legittimo ma è proprio quando si vorrebbe calare la notte sulla Repubblica che diventa indispensabile usare razionalità e senso civico.

Il sistema elettorale non prevede quorum e questo significa che, se anche un solo cittadino esprimesse il proprio voto, il governo risulterebbe legittimamente eletto grazie a quell’unico voto, al quale si aggiungerebbero i voti non espressi in misura proporzionale ai seggi in carica. Se, per ipotesi, un solo cittadino si recasse alle urne, la formazione del Parlamento che ne risulterebbe sarebbe quindi l’esatto clone del Parlamento precedente. Certo, in tale surreale evenienza, il disprezzo del Paese sarebbe oltremodo evidente, ma col semplice disprezzo non si cambia il corso della storia; i governi inetti, contrari all’etica, alla deontologia, votati allo sfacelo delle istituzioni democratiche, si cambiano solo con l’unica arma democratica che esista al mondo: il diritto/dovere universale al suffragio.

Riacquistare la coscienza di classe non può prescindere dalla riacquisizione dei concetti fondamentali scritti nella Costituzione e dalla consapevolezza di essere cittadini di uno stato; meglio ancora, di una Nazione. Certamente le difficoltà che assillano uno studente non sono quelle che assillano un sottoccupato o un disoccupato ma tutti sono cittadini dello stesso Paese e tutti subiscono il peso di questa involuzione della democrazia, la distruzione dei valori umani e sociali, l’annichilimento delle prospettive personali di vita.

Il lavoro fino a qui svolto dai nostri comitati e dai nostri gruppi, dalle pagine di Facebook quanto dai blog, è stato determinante e insostituibile ma ora, complici anche le accorte campagne politiche e mediatiche in atto, se non sapremo esprimere la capacità di uscire dal nostro specifico, cercando di incastonare le nostre problematiche in un più ampio contesto, la nostra protesta rischia di essere ghettizzata in un limbo mediatico nel quale inevitabilmente si estinguerà nella più generale indifferenza.

Per questi motivi e senza perifrasi, credo che il momento sia maturo per aprire alla convergenza con quelle espressioni politiche di nuova formazione che, all’inamovibilità e al dirigismo dei vertici sappiano e vogliano anteporre il primato della base.

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