Emendamento esodati al decreto di stabilità ovvero un accordo sul nulla

L’emendamento al Ddl di Stabilità, AC-5534 è un capolavoro; un raro esempio di come la captatio benevolentiae della classe politica di ogni colore (se mai potesse ancora distinguersi una differenza cromatica tra un partito e l’altro, in questa notte della democrazia e del raziocinio) possa arrivare a degradare il Patto sociale, fondato sulle leggi ma anche e soprattutto sulla reciproca fiducia tra cittadini e Istituzioni.

Inizierei col far notare che appare immotivato il via libera concesso all’emendamento dalla Commissione Bilancio della Camera. Oggi siamo nelle stesse identiche condizioni di incapienza finanziaria contestata dalla Commissione appena qualche giorno fa e l’aleatorietà del reperimento di ulteriori risorse è conclamata.

Quindi, la domanda è: su quale basi la Commissione ha deciso?

Non credo affatto possibile che quel che riporta l’emendamento possa avere sciolto il nodo quindi ci sarà qualcosa di non esplicito, e tuttavia fondamentale, per supportare tale parere. Procediamo per punti a esaminare i punti salienti dell’emendamento.

1) Propaganda.

Complici i media, in gran parte dediti alla propaganda partitica e in minima parte disinformati, da ieri sera corre il tam tam mediatico “Esodati, individuate le risorse”. Nulla di più lontano dalle verità. Trattasi solo di uno slogan ad effetto che maschera brutalmente che, bene che vada, l’attuale allargamento della platea consiste in circa 9mila lavoratori che, come riporta il Sole 24 Ore, corrispondono ai 9mila recentemente usciti dal cilindro dell’Inps, che perfezioneranno il diritto alla decorrenza (riscossione assegno pensionistico) entro il 2014. A questi potrebbero aggiungersene qualche altro migliaio, dicono i più ottimisti. Quindi, mentre sino ad ieri ci si preoccupava del reperimento dei fondi necessari alla salvaguardia di altri 250mila lavoratori, improvvisamente oggi, con uno start-up di soli 100 milioni, si levano le grida bipartisan del lieto fine di una vicenda infinita.

E tutti gli altri? Possibile che si possa arrivare a tale livello di mistificazione?

2) Il capitolo Risorse finanziarie è quello più oscuro.

E’ bene premettere che l’emendamento prevede espressamente un intervento limitato all’anno 2013, nulla di definitivo per l’anno successivo. Per tale anno le risorse disponibili sono già state stanziate dal Governo per un importo pari a 100 milioni, che probabilmente non sarà sufficiente; di sicuro non lo sarà anche per il 2014. Ed ecco allora la proposta che contiene, a mio parere, un raggiro per questa terza platea, nonché un danno per quelle già individuate e la cui salvaguardia è regolata da appositi decreti, 1 Giugno 2012 (platea dei 65.000) e 5 Ottobre 2012 (platea dei 55.000).

Il finanziamento eccedente i 100 milioni dovrebbe essere attuato attraverso l’utilizzo di eventuali risparmi rispetto ai 9 miliardi già stanziati per le suddette platee. Non ci sarebbe nulla da eccepire, se l’eventuale esubero fosse certificato DOPO aver formalizzato la salvaguardia di TUTTI coloro che posseggono i requisiti richiesti dalla platea di appartenenza.

Invece l’economia eventuale, derivante dalla somma delle risorse assegnate alle due platee, verrà valutata annualmente. Pertanto, per l’anno 2013 gli stanziamenti ammontano a 309 milioni, mentre per il 2014 sono pari a 959 milioni. Allo stato attuale non credo che qualcuno possa affermare che gli stanziamenti frazionati annualmente siano sufficienti per l’anno di competenza, e il Dl per i 65mila non fa cenno alcuno di tale parcellizzazione.

Questa premessa per dire che l’emendamento si basa su una forzatura; poggia sulla “lotteria” annuale, ovvero siamo alla strumentalizzazione di un meccanismo contrario al concetto di diritto, da parte di forze politiche irrispettose dei cittadini. Il che comporta alle due platee anche un danno economico.

L’eventuale risparmio, anziché essere accantonato per esigenze successive nell’ambito della stessa platea, verrebbe stornato ad incremento del plafond per la terza platea. Nel caso in cui il finanziamento di una o di ambedue le platee, ad esempio per il 2014, fosse stato sottovalutato, gli eventuali risparmi del 2013 non potrebbero essere utilizzati.

3) Un altro aspetto a dir poco inquietante è costituito dalla pretesa di fare cassa, se necessario, anche “rimodulando nella misura necessaria l’indice di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici di importo più elevato indicati dal medesimo decreto”. Se pensiamo che per la quota di pensione eccedente i 1500 euro la deindicizzazione è già operante, francamente non si capisce di che rimodulazione si possa trattare.

4) Da quanto emerge chiaramente, per la salvaguardia di questa terza esigua platea, non un solo euro verrebbe fornito in aggiunta alle risorse già stanziate.
Verrebbero colpite sempre e comunque le pensioni, duramente e inutilmente.

Basta! E’ l’unica cosa che avremo in futuro per vivere,
non possiamo farla impoverire dai politicanti a caccia
di consenso, capziosamente e surrettiziamente perseguito.

In conclusione, ci troviamo al cospetto di una bufala dannosa per tutti, confezionata e infiocchettata per far passare il messaggio che tutto è risolto, mentre non hanno risolto nulla, con l’aggravante d’aver reso ancora più precario il destino delle platee già individuate.

Sono cose che, se ben divulgate, si pagano caramente dal punto di vista politico.
Concertiamo il nostro dissenso, indichiamo all’opinione pubblica
il raggiro mediatico degno di un regime autoritario.

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