Ricevute delle domande di salvaguardia e pensione, facciamo chiarezza

il quarto stato (dipinto)
il quarto stato (dipinto)

Il ritardo del Ministero nel diramare la circolare applicativa inerente la IX salvaguardia e l’approssimarsi sempre più del termine utile per la presentazione delle domande stanno inducendo una comprensibile apprensione negli esodati. A questo, si aggiungono sovente timori per le domande presentate tramite patronati e CAF, in apparenza regolarmente protocollate, ma che inaspettatamente, per diversi giorni e senza una apparente ragione, tardano a comparire a video. Nonostante il cittadino possa esibire una ricevuta INPS dell’avvenuto invio recante il protocollo, la domanda non viene visualizzata e così è anche per chi si rivolge al Call-center.

Intanto, occorre sfatare la convinzione che possano occorrere giorni affinché una domanda, regolarmente inviata, possa visualizzarsi a video. Il sistema recepisce la domanda nel momento stesso dell’invio. Per ragioni tecniche, può tardare a comparire nelle ricerche per qualche minuto; magari può capitare di dover attendere il batch serale, ma non certo settimane come molti stanno segnalando.

La seconda convinzione che occorre sfatare è che la presenza del numero di protocollo nella intestazione della ricevuta dell’invio, sotto al codice a barre, confermi la validazione del protocollo. Per chiarire questo fraintendimento basta leggere quanto riportato all’ultimo capoverso del punto 2 della Circolare INPS n° 50 del 15/03/2011:

Le istanze inviate in modalità telematica potranno essere trasmesse e protocollate  sia con PIN dispositivo che con PIN non dispositivo.  La trattazione delle istanze inviate con PIN non dispositivo non potrà essere completata fino a quando il PIN non assumerà caratteristiche “dispositive”

Va quindi da se che, qualsiasi comunicazione inerente la domanda appena inviata, compresa la ricevuta d’inoltro, riporterà il protocollo appena assegnato ma, qualora non sia stato utilizzato un Pin “dispositivo”, la domanda non viene presa in carico e non può essere lavorata.

Come possiamo allora avere certezza del buon fine dell’operazione? Se la domanda è stata inserita con Pin “dispositivo”, nel testo (non solo nella intestazione) della stessa ricevuta deve comparire il numero di protocollo, che sarà ovviamente uguale a quello in intestazione, nonché la data in cui è stato validato. Infatti, non basta sapere che esiste un protocollo; necessita anche sapere in quale data è stato validato, perché la data può avere rilevanza in un eventuale contenzioso. Per meglio comprendere, si può osservare l’esempio di una ricevuta riportante il protocollo debitamente validato (i dati sensibili sono ovviamente oscurati):

esempio di ricevuta del protocollo INPS

Nessun disguido tecnico da parte INPS quindi ma solo tanta confusione, in gran parte alimentata da un migliorabile rapporto di front-end da parte di patronati e CAF. Sia chiaro: qui non si sta contestando professionalità e correttezza degli operatori o del patronato; si rileva semmai l’esigenza di una più attenta informazione nei confronti di chi li interpella.

Motivi di sicurezza impongono che le credenziali dispositive restino nella disponibilità di poche persone e questo implica che sovente le domande debbano essere inizialmente inserite da un operatore dotato di credenziali limitate e che, solo successivamente, possano essere validate da altro operatore dotato delle necessarie autorizzazioni. Questo rientra nella logica della sicurezza e negli obblighi legali di chi è intestatario delle credenziali dispositive. Di questo però, chi si affida al patronato, dovrebbe essere reso edotto, piuttosto che venire licenziato sbrigativamente con un “tutto fatto”.

No, in tali casi non è tutto fatto. Manca l’essenziale. Se, dopo aver licenziato l’assistito, ci si accorgesse di un errore e si fosse costretti a cancellare e reintrodurre una nuova domanda, il protocollo della domanda non corrisponderebbe più a quello della ricevuta consegnata all’assistito il quale, a sua volta, dormirebbe tranquillo tra quattro guanciali e nemmeno avrebbe elementi probanti tra le mani in caso di contenzioso. Senza contare l’ansia che si prova nel constatare che la propria domanda pare non essere stata recepita dal sistema.

In questi casi credo che un’opera di sensibilizzazione presso gli operatori sarebbe auspicabile, così come auspicabile sarebbe spiegare bene la situazione nell’accomiatare le persone avvisandole di quanto necessita ancora fare e che verranno richiamati non appena validato il tutto per ritirare la ricevuta definitiva, valida a tutti gli effetti.

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Di Matisse

Ex Esodato, beneficiario della prima salvaguardia, in pensione dal 2013, ideatore di questo Blog.