Quali soluzioni per i 6.000 esodati esclusi

locandina del film L'Esodo

Il resoconto ufficiale dell’incontro del Comitato “Esodati Licenziati e Cessati” con il Capo Segreteria del Sottosegretario di Stato On. Claudio Durigon, Dott. Raffaele Fontana, è stato pubblicato sulla pagina Facebook del Comitato ed inviato alle agenzie di stampa non appena ottenuto l’approvazione del contenuto da parte degli interlocutori. Si è trattato di un incontro sostanzialmente didattico, soddisfacente per le parti e propedeutico all’avvio di una successiva fase di collaborazione, finalizzata alla predisposizione di una soluzione al problema esodati. L’unico appunto è per quei resoconti unilaterali, messi in circolazione senza sottoporli alla preventiva visione della controparte, prevaricando in tal modo gli impegni assunti dalla delegazione e senza neanche informarne il Comitato organizzatore. Una mancanza di forma che, in altre circostanze, avrebbe potuto comportare conseguenze anche molto gravi e che la delegazione ora farebbe bene a tenere in seria considerazione adottando adeguate contromisure per il futuro, affinché simili personalismi non abbiano più a ripetersi. Tornando al comunicato ufficiale, in sintesi si coglie una sostanziale convergenza su alcuni rilevanti aspetti della problematica:

  • gli esodati esistono ancora;
  • la soluzione dovrà essere risolutiva dell’intera questione;
  • se l’obiettivo è quello di pervenire ad una soluzione definitiva, bisogna guardare anche oltre l’istituto della salvaguardia;
  • la materia è previdenziale e la soluzione non può essere assistenziale;
  • tali presupposti costituiscono il punto di partenza per un confronto che potrà proseguire ai futuri tavoli tecnici;

La convergenza su questi pochi, essenziali punti, non è di poco conto se pensiamo al fatto che il Comitato, fin dal primo momento e con poco lusinghiero riscontro, ha sempre sostenuto la natura costituzionale del danno subito dagli esodati e come, di conseguenza, la loro istanza si discosti da ogni altra ( ancorché giusta e condivisibile ) richiesta di modifiche strutturali. Gli esodati non chiedono modifiche all’attuale legge; chiedono semplicemente che venga applicata la Costituzione riconoscendo loro il diritto ad un equo transitorio negato da una legge (la ottava salvaguardia) che impose diversi regimi (120, 84 e 72 mesi) di prolungamento dei termini utili al conseguimento dei requisiti, sulla base di semplici speculazioni di ordine economico. Senza con questo dimenticare che esiste anche un più esiguo numero di esodati che andrebbero oltre tale termine.

È da tempo che, in particolare dall’area Dem e dintorni, al Comitato pervengono segnali in direzione di proposte alternative alla salvaguardia e la cosa non stupisce affatto se si considera che, già dai tempi della ormai dimenticata PdL 5103, si pensava di restituire la pensione agli esodati confinandoli al regime contributivo totale (retroattivo anche rispetto al 1996). Non sorprende quindi Cesare Damiano il quale, rilanciato dall’Agenzia ANSA, dal suo sito personale, ora scrive

” …Anche per quanto riguarda l’Ape sociale, non è sufficiente il suo prolungamento: bisogna anche migliorare la normativa rimuovendo l’ostacolo che impedisce la sua fruizione ai disoccupati che, avendo i requisiti di 63 anni e 30 di contributi, non hanno utilizzato gli ammortizzatori sociali”. “Questa modifica, in parte, aiuterebbe a risolvere il problema della nona salvaguardia”, conclude. (ANSA) “

Non stupisce ma inquieta, perché la soluzione assistenziale al problema degli esodati sarà pure un escamotage politicamente utile sotto più di un aspetto, ma è fuori tema. Il Comitato è grato a Cesare Damiano per la vicinanza testimoniata dalla sua presenza alla manifestazione degli esodati e apprezza i suoi frequenti solleciti al Governo affinché si dia soluzione equa e definitiva al dramma degli esodati, ma altrettanto deve rimarcare che il problema esodati è di natura previdenziale, non assistenziale. Quanto meno lo è per chi rientra nei summenzionati 120 mesi che costituiscono l’evocato equo transitorio per tutte le categorie di esodati. Questo senza dimenticare i meri risvolti economici e i diversi ambiti di tutela costituzionale, in termini di garanzie di continuità e intangibilità delle prestazioni, nei quali si collocano previdenza e assistenza. Riconoscere questo non significa affatto dimenticare quanto sia stato fatto nel corso della precedente legislatura anzi, significa valorizzarlo perché ora, con un diverso governo in carica, col passato si deve giocare a carte scoperte.

Per altro verso è vero invece che molti esodati potrebbero trovare soluzione in una maggiore flessibilità della attuale “Quota 100”, tale da consentire il recupero di quelle posizioni che, costruite in linea con le leggi al tempo vigenti, oggi non sarebbe più possibile incrementarne il cumulo contributivo per adeguarle ai requisiti necessari. Anche in questo caso occorre fare però alcuni distinguo. In particolare per le donne che solitamente hanno avuto carriere discontinue e per gli esodati avviati precocemente al lavoro: ad entrambi il raggiungimento dei requisiti necessiterebbe di una flessibilità maggiore di quella necessaria a chi abbia invece avuto carriere e contribuzioni regolari. L’ipotesi appare sostanzialmente percorribile ma a patto di mantenere il regime retributivo fino a tutto il 2011; nel caso contrario le liquidazioni verrebbero penalizzate oltre misura.

In sintesi, più che preoccuparsi di anteporre le formule ai contenuti, tanto la politica quanto i comitati dovrebbero ora focalizzare l’attenzione sul contesto per trovare i contenuti ad hoc che consentano di formulare la soluzione. Il tempo per dare un nome alle soluzioni non mancherà di certo. Soluzioni che potrebbero anche risiedere in una circoscritta ed oculata rivisitazione di alcune delle modifiche strutturali attese, nella convinzione che quest’ultime non debbano finire con l’essere un surrogato delle prime. Per queste ragioni, è auspicabile che anche i coordinatori dei comitati, specie se impegnati su una molteplicità di fronti, comprendano responsabilmente la necessità di lasciare il passo a chi esodato lo è tuttora. Nessuno meglio di chi vive il problema può contribuire ad una sintesi del complesso ed articolato intreccio di situazioni che caratterizza la vicenda. Le persone adeguate ci sono e lo hanno ottimamente dimostrato in occasione del colloquio a latere del presidio del 10 gennaio scorso. Parafrasando: lasciamoli lavorare senza più interferire.

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