Gli esodati sono nel programma della Lega ma per Durigon non esistono

studio televisivo

Nella trasmissione “Diritto e rovescio” condotta da Paolo Del Debbio, mandata in onda da Rete 4 nella serata di giovedì 13 marzo scorso, davanti ad un consesso di chiaro orientamento, è comparsa una intimorita esodata, a suo tempo licenziata con accordo individuale dalla propria azienda. Non mi soffermo sulla sostanziale pochezza dell’intervento e sull’eccessivo fianco prestato a risposte al limite dell’irridente. Persone già di una certa età, che nella loro vita hanno pensato solo a svolgere il loro lavoro con impegno e onestà, che mai hanno messo piede in uno studio televisivo, è più che normale che finiscano col trovarsi impacciate e che riescano a dire a malapena e male un decimo di quanto si erano ripromesse di dire. Semmai, un appunto andrebbe diretto a chi manda queste persone allo sbaraglio a misurarsi con soggetti ben più preparati, se non proprio nella specifica materia, quanto meno nel sostenere un contraddittorio. Non sempre la partecipazione ad una trasmissione, di per se, comporta un vantaggio e di questo, chi si picca di misurarsi in politica, ne dovrebbe avere consapevolezza.

Quello su cui occorre soffermarsi sono la sostanza e la forma delle risposte che costei ha ricevuto. Trovo assai indisponenti i sorrisi inopportuni esibiti di fronte alla disperazione di una cittadina che, ormai da molti anni, non percepisce ne stipendi ne pensione per colpa di una legge volutamente sbagliata e contraria al dettato costituzionale. Altrettanto ritengo inaccettabile che si parli di soluzioni un tanto al chilo, dimenticando che sulla questione del periodo previgente il pensionamento esistono chiari articoli costituzionali ed altrettanto chiare sentenze della Corte (una per tutte la sentenza 822/1988) che, nella fase previgente il pensionamento, tutelano il diritto del lavoratore alla quiescenza e il valore di salario differito della stessa. Chissà se l’on. Durigon vi avrà mai fatto mente locale a questo particolare. A giudicare dalle soluzioni che va propagando, si direbbe di no ma potrei anche essere in errore; il che sarebbe anche peggio.

Sarebbe peggio anche se l’on. Durigon sbandierasse la soluzione della “pace contributiva” pur sapendo, come da mesi il Comitato “Esodati Licenziati e Cessati” cerca di fargli realizzare, che gran parte degli esodati non vi potrebbero accedere o che, per accedervi, dovrebbero rassegnarsi ad una consistente decurtazione della pensione. Quello che è intollerabile è anche il fatto che il Sottosegretario continui a trincerarsi dietro una risposta negativa di INPS. Risposta che è già stata confutata con chiare argomentazioni in precedenti trasmissioni di altre emittenti ma della quale l’on. Durigon continua imperterrito a farsi scudo, anche di fronte all’evidenza in carne ed ossa.

L’Istituto previdenziale dipende dal Ministero, quindi non è il Ministero che deve chiedere genericamente all’INPS se esistano ancora esodati (cosa per altro acclarata dalla loro fisica presenza in diverse trasmissioni) ma è il Ministero che deve fornire all’INPS una serie di elementi sui quali indagare ma forse, e mi vorrei sbagliare, sta proprio in questo la chiave interpretativa: per porre una domanda articolata occorre conoscere l’oggetto sul quale si indaga. È il ministero che deve dire chi sono gli esodati e non viceversa ma il Ministero si è mai preoccupato di risalire ad una loro definizione? Ha mai pensato di rifarsi alle definizioni che sono state alla base di ben otto salvaguardie o, per principio preso, ciò che hanno fatto altri è tutto da buttare a prescindere? Il futuro, la vita di 6.000 lavoratori, delle loro famiglie, dei loro figli, sono così irrilevanti per questo governo che si è auto nominato “del cambiamento”, da liquidare le istanze con sorrisi inopportuni e risposte vaghe, che non entrano nel merito se non per prefigurare la negazione di un diritto ed un futuro di stenti a 6.000 onesti lavoratori?

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