Dal Governo una sconcertante risposta all’interrogazione C.5/11047 dell’ On. Maestri

 

manifestanti IIX salvaguardia

 

Il 15 marzo scorso, a prima firma dell’ On. Maestri, è stato presentato alla Camera l’atto 4/15943, col quale si chiedeva risposta scritta al Governo nel merito delle eventuali iniziative allo studio, atte a sanare la situazione degli esodati esclusi dalla ottava salvaguardia. Ragioni di opportunità hanno successivamente indotto lo stesso On. Avv. Maestri a spostare l’interrogazione in Commissione Lavoro con atto C.5/11047 del 5 aprile 2017 alla quale, lo scorso 4 maggio, ha risposto il Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali, Sen. Massimo Cassano. Fin qui l’iter procedurale dell’interrogazione e della relativa risposta i cui testi sono reperibili al seguente link:

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=5/11047&ramo=C&leg=17

L’interrogazione traeva spunto essenzialmente dall’ Art. 3 della Costituzione, il quale stabilisce che tutti i cittadini debbano essere uguali di fronte alla Legge. Un principio chiaro, di facile comprensione per chiunque ma che, a detta dei diretti interessati, gli esodati, non sembra aver ispirato l’ultimo provvedimento di salvaguardia in questione se è vero, come è vero che, con la ottava salvaguardia, sono state introdotte pesanti diseguaglianze in termini di limiti temporali entro i quali devono essere raggiunti i requisiti tra le diverse categorie di lavoratori esodati. Di più: alla categoria dei mobilitati, contrariamente a quanto stabiliva la Legge 223 del 1991 (ormai abrogata), è stato concesso un abbuono di 36 mesi, oltre il termine della mobilità, entro i quali il raggiungimento dei requisiti pensionistici, fatta salva la disponibilità di posti in graduatoria, costituisce diritto alla salvaguardia; provvedimento questo che, al verificarsi di determinate condizioni, può comportare il riconoscimento del beneficio a soggetti che, in vigenza del vecchio regime, non avrebbero invece raggiunto i necessari requisiti. In soldoni, ci sono esodati che matureranno i requisiti nel 2021 e che saranno salvaguardati, mentre altrettanti saranno salvaguardati solo se i requisiti  li raggiungeranno entro il 2017, altri ancora se li hanno raggiunti entro il 2016.

La risposta del Governo è stata a dir poco sconcertante e la contro risposta dell’On. Maestri, che se ne è detto del tutto insoddisfatto, ha pienamente rappresentato tutto lo stupore e il malumore per una risposta che, alla domanda di fondo, ha anteposto con evidente cinismo delle mere esigenze di bilancio.

Se pensiamo che per rimediare al danno causato dalla riforma Fornero (mi rifiuto di considerare errore una legge che Camera e Senato hanno approvato a maggioranza bulgara) non sono bastati sei anni, la risposta ottenuta dall’ On. Maestri non può stupire ma indignare si, lo deve.

Nessuna risposta è stata fornita nel merito dell’incongruenza tra il permanere di una residua platea di soggetti esodati non salvaguardati e la disposta soppressione del fondo appositamente per loro istituito. Nessuna risposta è stata data nel merito dei clamorosi errori di valutazione delle platee da parte della dirigenza INPS. Nessuna risposta è giunta nel merito di un possibile utilizzo, a favore degli esclusi, dei fondi che residueranno dalla ottava salvaguardia. Per contro, solo un laconico allargar di braccia, del tutto dimentico dei più elementari principi costituzionali che parlano di uguaglianza di fronte alle leggi dello Stato.

« …faccio presente che il Governo si è trovato difronte alla necessità, anche in funzione delle risorse economiche disponibili, di modulare in maniera diversa le tutele in favore degli aventi diritto, tenendo conto delle peculiarità di ciascuna categoria di ex lavoratori. Inoltre, anche volendo prendere in considerazione la stima effettuata dalla Rete dei comitati degli esodati, occorre evidenziare che l’intervento messo in campo con l’operazione in parola, risulta essere comunque idoneo a tutelare la quasi totalità degli aventi diritto.»

Un chiaro esempio, se vogliamo e se mai ve ne fosse ancora bisogno, delle nefaste conseguenze della revisione dell’ Art. 81, laddove si è voluto introdurre il pareggio di bilancio nella Costituzione: in tutta evidenza, si postula che i principi fondamentali della Costituzione debbano soggiacere alle regole di bilancio e, nella misura in cui abbiamo ceduto la sovranità monetaria, della finanza. Tralascio, infine e volutamente, di commentare un concetto che vorrebbe suonare quasi assolutorio per il fatto che siano stati tutelati “quasi tutti” gli aventi diritto.

La Costituzione parla di “tutti”, non di “quasi tutti”.

Fino a prova contraria, gli articoli da 1 a 12 della Costituzione Italiana, dei quali il terzo ne fa parte a tutti gli effetti, sono definiti i “Principi Fondamentali della Costituzione” ed è in conseguenza di questo che i padri fondatori, a suo tempo li definirono immutabili. A questi primi 12 articoli si improntano i restanti che ad essi devono uniformarsi (compreso l’Art. 81) e non viceversa.

Per queste ragioni l’impegno ad ottenere la salvaguardia per tutti gli esodati – e non per “quasi tutti” – non può fermarsi davanti a questo muro di gomma che si è materializzato intorno agli ultimi esodati. Gli esodati reclamano un diritto costituzionale, già contemplato in diverse sentenze per questioni affini, e non una “qualche soluzione” con i prevedibili effetti penalizzanti a corollario. Considerata l’attuale scarsità di attenzione del legislatore nei confronti delle istanze degli esodati, pressoché pari alla scarsità d’impegno nel perseguire la realizzazione dei principi costituzionali palesemente irrisolti, sembra sempre più difficile riuscire a riattivare quell’efficace canale comunicativo col legislatore, prematuramente interrotto dallo scioglimento della Rete dei Comitati. Apparentemente, allo stato attuale, agli esodati non restano alternative all’azione legale, mirata ad un pronunciamento della Corte Costituzionale e in tal senso pare che già qualcuno si stia adoperando. Strada lunga e difficile che, se consideriamo l’esiguità del numero degli esclusi in gioco, pare più il frutto di scelte di governo ottuse che non della irriducibilità degli esodati ma ora, a questi ultimi, non restano alternative. Diceva un noto stratega: al nemico in rotta non sbarrare mai completamente le vie di salvezza: la disperazione sortirebbe l’effetto di centuplicargli le forze e la determinazione.

 

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