Interrogazione parlamentare del gruppo misto Alternativa Libera-Possibile a sostegno degli esodati esclusi dalla ottava salvaguardia

 

manifestanti IIX salvaguardia

 

Mercoledì 15 marzo 2017 gli Onn. Andrea Maestri (primo firmatario), Civati, Brignone, Matarrelli e Pastorino, tutti appartenenti al Gruppo Misto-Alternativa Libera-Possibile, hanno presentato interrogazione a risposta scritta (Atto Camera 4/15943), indirizzata al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, ai quali chiedono di rispondere nel merito delle iniziative che si intendono mettere in atto per sanare le macroscopiche diseguaglianze di trattamento introdotte con la ottava salvaguardia. Di seguito il testo integrale dell’interrogazione:

 

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-15943

presentato da
MAESTRI Andrea
testo di
Mercoledì 15 marzo 2017, seduta n. 760

ANDREA MAESTRI, CIVATI, BRIGNONE, MATARRELLI e PASTORINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che: il 2 marzo 2017 è scaduto il termine per l’invio all’Inps delle domande di adesione all’ottava salvaguardia, la misura che permette ai lavoratori esodati rimasti scoperti a causa della cosiddetta «riforma Fornero» di andare in pensione con le regole precedenti il 2011;
con la legge di stabilità 2017, si è voluta dare una soluzione definitiva al problema degli esodati; ritenendo esaustivo l’impegno assunto nei loro confronti nel corso degli anni, il Governo, promotore el provvedimento, ha stabilito che questa dovesse essere l’ultima salvaguardia prevista, tanto da proporre l’abolizione del fondo relativo, istituito all’articolo 1, comma 235 della legge n. 228 del 24 dicembre 2012, e la destinazione dei residui fondi economici ad altro impiego, come già avvenuto con la legge di stabilità 2016 che ha tolto, dalle risorse già stanziate per questa finalità, ben 230 milioni di euro, destinandoli ad altri interventi previdenziali;
la documentazione prodotta dall’Inps a maggio 2016 dimostra come la valutazione delle platee aventi diritto sia sempre stata sovrastimata, già nel 2012 a partire dalla seconda salvaguardia, di addirittura 20.000 unità;
nonostante le risorse in «avanzo», nel corso degli anni, anziché rientrare nel fondo dedicato, siano state deviate per altri interventi, come è noto, l’onere per la sesta e per la settima salvaguardia è stato coperto totalmente con una parte dei risparmi delle precedenti salvaguardie e dalle risorse già presenti nel Fondo di rotazione previsto dall’articolo 243-ter del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, e pertanto anche gli oneri dell’ottava salvaguardia potranno essere facilmente coperti dal citato fondo, nonché da quelli derivanti dal completamento delle procedure relative alla sesta e alla settima salvaguardia;
dai dati diffusi dall’Inps risulta che il numero dei lavoratori che fruirà dell’ottava salvaguardia è pari a 30.700 soggetti. La Rete dei comitati degli esodati stima, invece, che il numero degli aventi diritto sia superiore e pari ad almeno 34 mila lavoratori;
un notevole numero di persone, quindi, avendone diritto, resterà escluso e discriminato e dal 3 marzo 2017 in poi, può ricorrere soltanto all’Anticipo pensionistico (APE) sociale o all’APE volontaria (che saranno effettive però dal primo maggio 2017): due provvedimenti nettamente penalizzanti rispetto all’ottava salvaguardia;
in una lettera aperta, con una richiesta di intervento, inviata al Presidente della Repubblica il 7 gennaio 2017, il Comitato esodati «Licenziati o Cessati Senza Tutele», denuncia la violazione del principio di eguaglianza tra i cittadini di fronte alla legge, provocata dal provvedimento dell’ottava salvaguardia, «mentre per alcune tipologie di ex lavoratori, nei confronti dei quali è previsto il perfezionamento dei requisiti entro 36 mesi dal termine mobilità, estendendone di fatto la tutela fino al 6 gennaio 2021, per altre tipologie, vincolate al regime delle decorrenze per un periodo di soli 24 o 12 mesi (a seconda della casistica), la tutela si limita per alcuni al 6 gennaio 2019, mentre per altri non va oltre il 6 gennaio 2018. In sostanza, una discriminazione nel diritto che, nei casi limite, tra due ex lavoratori appartenenti a differenti tipologie, ancorché caratterizzati da una perfetta identità di requisiti, arriva a superare i 5 anni.» –:
se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e come intenda intervenire per sanare una situazione che appare agli interroganti non conforme al principio di eguaglianza con riferimento ad ex-lavoratori aventi diritto ed esclusi dall’ottava salvaguardia;
se non ritenga opportuno assumere iniziative normative per superare le criticità evidenziate, con particolare riguardo alla denunciata discriminazione. (4-15943)

Dalla lettura del testo è evidente come i firmatari abbiano interamente recepito le linee programmatiche del Comitato “Licenziati o Cessati Senza Tutele“, ispiratore di questa interrogazione; linee guida che intendono riaffermare, se mai fosse necessario, il carattere essenzialmente costituzionale del danno subito dagli esodati, a sua volta aggravato dalle ulteriori diseguaglianze di trattamento tra le diverse categorie di esodati che la Legge sulla ottava salvaguardia ha introdotto. In realtà, una sequenza di danni costituzionali al primo dei quali si sono sommati l’esclusione dall’ultima salvaguardia e il mancato riconoscimento del diritto al cumulo gratuito. Fermo restando l’accordo di scopo raggiunto con Opzione Donna Social per quanto concerne l’estensione del diritto al cumulo contributivo, saranno quindi ora le risposte a tale interrogazione, che tutti ci auguriamo obiettivamente conseguenti alla consapevolezza del persistere di un articolato danno costituzionale mai sanato nei confronti di questi ultimi esodati, a determinare le prossime iniziative del Comitato “Licenziati o Cessati Senza Tutele”.

Più in generale, per quanto riguarda l’immediato, il Comitato in questione ritiene necessario e improrogabile ripartire da una corretta informazione, cosa che si può e si deve fare, tanto attraverso le pagine dei comitati esodati di FB, quanto attraverso i siti che li affiancano. E’ tempo di tornare a dibattere per costruire, a sostegno degli esodati esclusi e, più in generale, in difesa delle pensioni di tutti. Occorre che tutti si impegnino per ricondurre il transitorio previdenziale entro limiti accettabili, se non proprio perfetti, e occorre mobilitarsi a tutela della conservazione di un sistema previdenziale, così come è stato pensato e voluto dalla Costituzione. Una cosa è certa: non è la salvaguardia l’obiettivo ultimo al quale si deve puntare. La salvaguardia è un passaggio, ma i salvaguardati diventeranno pensionati e, se qualcuno pensasse che possa bastare la salvaguardia per poter guardare con serenità al proprio futuro, si sbaglierebbe di grosso, perché la pensione può anche essere restituita ma, nello stesso tempo, può subire pesanti ricalcoli in base a discutibili linee di pensiero, riducendosi a livelli insostenibili per tutti e non solo per gli esodati salvaguardati. E’ quindi prioritario che i superstiti comitati continuino ad esistere e che dai loro forum e dai loro siti riparta un dibattito incentrato sul diritto leso degli esodati e la tutela del regime previdenziale retributivo. Un dibattito che non può più limitarsi all’attuale inconcludente chiacchiericcio imperante nei forum e che deve invece estendersi ad una visione globale della problematica previdenziale, alla quale appartengono certamente gli esodati ma la cui ottica, prettamente settoriale, è resa ormai asfittica dal forte ridimensionamento del quale è stata oggetto la platea degli esodati e dall’incalzare delle “riforme”.

In quest’ottica, la manifestazione indetta per il 23 marzo da alcuni comitati esodati e da “Opzione Donna Proroga 2018”, di fronte al palazzo di Montecitorio a Roma, non può sottrarsi ad alcune considerazioni di merito. Nello specifico dell’iniziativa e prescindendo dalle assicurazioni della vigilia, verificabili solo a posteriori, il problema è quale visibilità verrà garantita agli esodati, anche in considerazione della loro sistematica, quindi prevedibile, scarsa partecipazione alle manifestazioni. Non è difficile comprendere come sindacato e governo abbiano tutto l’interesse a soffiare sul mantra delle liquidazioni contributive quale contrappeso da anteporre all’accoglimento di qualsiasi istanza, da qualunque parte essa provenga. Solo alcuni comitati esodati si chiamano irriducibilmente fuori dal’accettare questa pregiudiziale; altri tacciono oppure mostrano una acritica facilità di apparentamento con istanze che potrebbero condurre in tutt’altra direzione; un apparentamento estremamente pericoloso, dove il rischio di strumentalizzazioni è elevato, sia per l’uso che ne vorranno fare i media, sia per il rischio insito nella manifestazione, per gli esodati, di diventare massa invisibile, utile solo a fare numero a sostegno di istanze antitetiche alla loro linea programmatica che da sempre esclude soluzioni riduttive o di tipo assistenziale. Fare massa non è utile; è necessario ma, se in via preventiva non si definisce un preciso e comune obiettivo politico, si rischia solo di scomparire nel coacervo delle rivendicazioni, finendo col prestare il fianco a strumentalizzazioni di ogni genere.

 

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