Esodati vergogna di Stato

La settima salvaguardia ha escluso, ancora una volta, una schiera di ex lavoratori che erano stati colti dalla contro riforma delle pensioni quando già avevano lasciato il lavoro, il più delle volte a seguito di forti pressioni da parte del datore di lavoro, ed erano in iter di accompagnamento alla pensione. Può apparire talvolta lezioso ribadire continuamente gli stessi concetti ma sovente diventa opportuno. Non si può infatti comprendere il dramma di queste persone, insolentemente definite “esodati”, come si direbbe di chi, deliberatamente magari anche incoscientemente, avesse intrapreso un percorso lungo ed irto di imprevisti, se non si coglie che invece si sta parlando di lavoratori letteralmente messi alla porta con le buone o con le cattive; in molti casi senza nemmeno una integrazione a sostegno (è il caso, per esempio, delle aziende fallite o delocalizzate) o, nel migliore dei casi, con una percentuale sullo stipendio che a mala pena sarebbe bastata per il sostentamento fino alla prevista decorrenza della pensione. Non si può comprendere la disperazione di queste persone se si continua a prendere a modello i casi, del tutto occasionali, di quei dirigenti caduti nella mattanza scudati da principesche buonuscite e che i media, di tanto in tanto e con gran parte del sentimento rivolto all’audience, non disdegnano di esporre al pubblico ludibrio. Se riusciamo, una volta per tutte a comprendere chi sono gli “esodati” riusciremo anche a cogliere la rabbia e non di rado la disperazione che, ormai da più di quattro anni, accompagna queste persone, questi lavoratori, queste famiglie, che ora hanno sintetizzato in questo coinvolgente video la violenza compiuta dallo Stato nei loro confronti. Una violenza che non si è affatto placata se, ancora dopo più di quattro anni, rimangono quasi 24.000 persone private del loro futuro se, dopo più di quattro anni, anziché restituire un diritto costituzionale negato, si pensasse di risolvere “a sconto” l’intera questione trasformando le prevaricazioni dello Stato in pretestuose formule di anticipo pensione. Sarebbe perseverare nella vergogna. Sarebbe appunto una vergogna di Stato; l’ennesima.

 

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