Ottava salvaguardia, precedenza agli esodati dichiarati da INPS

ratifica della CostituzioneAll’appuntamento referendario del 4 dicembre il Presidente del Consiglio Renzi ci esorta a votare SI al referendum confermativo sulla legge di modifica costituzionale. La motivazione principale risiederebbe, a suo dire, nella difficoltà del legislatore, con il sistema odierno, di concludere agevolmente la approvazione delle leggi. Una legge ordinaria oggi deve necessariamente passare al vaglio delle due camere, le quali devono approvare lo stesso testo col rischio di ulteriori passaggi nel caso una delle due camere vi apportasse modifiche. Con la riforma costituzionale, sempre a giudizio del Premier, l’iter legislativo diverrebbe più snello, quindi più efficace: una legge verrebbe discussa ed approvata da una sola camera e al diavolo le quisquilie che passano sotto l’appellativo di principi democratici, proprie del sistema bicamerale.

Come dargli torto? In via teorica appare evidente a tutti che la nuova norma dovrebbe garantire una maggiore efficienza in campo legislativo. Se però approfondiamo la storia che da anni accompagna gli esodati, le ragioni tanto difese dal Premier non trovano alcun riscontro. In realtà, non esiste alcuna prova che, ad una siffatta modifica della Costituzione, corrisponderebbe automaticamente una più snella e rapida produzione legislativa; ammesso e non concesso che tale attività meriti di essere posta a confronto con la cronometrica produzione di un operaio alla catena di montaggio. Il Paese non abbisogna di tante leggi sfornate ogni mattina come fossero buon pane; il Paese ha bisogno di buone leggi e non sarebbe la fretta a render buono ciò che già non lo fosse all’origine.

L’esperienza, che gli stessi esodati hanno vissuto sulla loro pelle durante questi 5 anni di calvario, dimostra invece che le cause del problema vanno cercate altrove. Il parlamento ha tentato almeno due volte a dare una soluzione definitiva alla vergognosa vicenda, a tutti nota per mezzo dell’appellativo appiccicato quasi fosse un marchio d’infamia, di quei lavoratori ai quali è stato negato il diritto alla quiescenza mentre erano in accompagnamento alla pensione. Una volta nel 2012 con la PDL 5103, la successiva nel 2014 con la PDL 224 unificata. In entrambe le occasioni, tutto l’arco parlamentare concordava su un testo unificato per dare definitiva soluzione al problema e i due rami del parlamento concordavano sulla necessità di porre rimedio a quella brutta pagina del cosiddetto governo dei tecnici. Contrariamente, e pur in costanza di accordo tra tutti i partiti di entrambi i rami del Parlamento, le proposte di legge rimasero lettera morta. Cosa non funzionò? Cosa impedì e ancora oggi, a 5 anni di distanza, impedisce una soluzione definitiva a questo grave danno sociale?

Il bicameralismo?
Non se ne vede in nessun modo il nesso.
E allora cosa?

Da una semplice analisi dei reports INPS inerenti alle sette salvaguardie sino ad ora approvate emerge una palese inattendibilità dei dati forniti da INPS e la conseguente sopravvalutazione delle risorse necessarie da parte della Ragioneria dello Stato. Analizzando i report in questione, emerge chiaramente che, dalla seconda salvaguardia in poi, gli errori in eccesso sulle coperture economiche, emersi a consuntivo, superano di circa il 100% il reale fabbisogno. Non quindi il combinato disposto tra modifiche costituzionali e legge elettorale, ma il combinato disposto messo in campo dai burocrati dei due enti governativi ha ostacolato, fino ad oggi, l’approvazione di una soluzione definitiva e la corretta valutazione dei fondi giacenti. Inevitabile, a questo punto, l’insorgere di aspre contestazioni da parte degli esodati, tra i quali crescevano i timori circa il corretto utilizzo del Fondo Esodati e la sua tutela. Gli esempi potrebbero continuare ed è consequenziale porsi una domanda: perché riformare una Costituzione, costata il sangue dei nostri padri, se già le premesse sono incoerenti con gli obiettivi propagandati?

E fosse invece provare semplicemente,
una volta tanto, ad applicarla questa Costituzione?

Le incongruenze insite nella volontà riformatrice della Costituzione sono palesi e non si limitano certo alle problematiche degli esodati. Vi sarà forse modo di tornarvi con un discorso più organico ed oggettivamente argomentato. Altre e più pressanti sono, al momento, le problematiche contingenti degli esodati. La surreale vicenda di questa ottava salvaguardia parrebbe ormai prossima alla conclusione ma porta in seno i sintomi di un epilogo altrettanto surreale. Dopo le informali assicurazioni del marzo scorso, secondo le quali il testo della ottava salvaguardia sarebbe stato portato in Commissione Lavoro entro un mese al massimo, si è dovuto attendere fino a fine giugno per vederlo approdare in Commissione Lavoro; tanto c’è voluto perché il testo, reso noto a maggio, ottenesse la ratifica.

Nel frattempo, un frattempo che perdura tutt’ora nonostante la Legge imponga di relazionare entro il 30 settembre, la Conferenza dei Servizi si è posta in paziente quanto sterile attesa della cosuntivazione delle precedenti salvaguardie; consuntivazione che, al fine, è stata resa nota solo ad inizio settembre per cui è bastato un ulteriore breve temporeggiamento per riversare la legge di salvaguardia nel magmatico crogiolo della Legge di Stabilità. Parafrasando: se questa è una casualità…

Alla luce delle norme che regolano gli iter legislativi, poco si potrebbe sindacare. Sta di fatto che sono occorsi oltre nove mesi per un nulla di fatto e le indiscrezioni che trapelano dagli incontri della Rete dei Comitati con gli organi di governo lasciano aperti spiragli a più di un timore. Timore che, contra legem e come già avvenuto in passato, il fondo esodati possa essere oggetto di manovre a favore di altri soggetti non compresi in quei 49.500 rapportati in Parlamento da INPS; timore che gli esodati possano venire immolati, per l’ennesima volta, a beneficio di platee e soluzioni politiche oggi forse più appetibili a chi lavora in ottica referendaria; timore che gli esodati possano venire sacrificati per sistemare quella troppo corta coperta economica che è stata causa di controversie e stalli nelle recenti trattative tra governo e sindacato, arroccati l’uno a rispetto dei limiti imposti da Bruxelles e l’altro teso a trovare soluzione alla impellente necessità di arginare la moria di consensi sull’onda di un accordo riabilitante agli occhi dei più.

Tutto questo porta ad una unica e chiara sintesi:

  • – Non sono gli esodati a chiedere che non venga modificata la PDL 3893. Sono invece gli esodati a chiedere che dalla PDL in discussione si espuntino le categorie estranee alla platea dei 49.500 e che per costoro si proceda ad una successiva sanatoria definitiva, per la quale si dovranno eventualmente reperire ulteriori fondi ad integrazione dei risparmi del fondo esodati che risultino a consuntivo della ottava salvaguardia;
  • – Il dimensionamento della ottava salvaguardia, predisposta per gli esodati compresi nella originale platea dei 49.500 deve estendere la tutela a tutto l’anno 2018 per tutte le categorie di esodati, senza distinzione alcuna. In altre parole: 36 mesi per tutti gli esodati e non solo per quelli che provengono dalla mobilità, a completamento di quel transitorio che la Costituzione e più di una sentenza costituzionale prevedono in ordine agli interventi legislativi che incidono sul sistema previdenziale;
  • – Il fondo esodati è nato a tutela di 172.000 esodati appartenenti a categorie a suo tempo ben individuate. Nulla impedisce di rimediare all’errore di averne omesse alcune altre ma, per equità, giustizia e trasparenza, occorre espuntare dalla PDL 3893 tutte quelle categorie che non rientrano negli originali 172.000. Nei confronti di questi non è in discussione la fondatezza delle loro rivendicazioni ma, un loro inserimento nel contesto di una salvaguardia che si proclama definitiva, nella pratica si tradurrebbe in una difficilissima governabilità del fondo esodati, con grave pregiudizio sui diritti e sull’equità da sempre sbandierati ma mai rispettati. Per costoro si deve incominciare a parlare di un successivo provvedimento, da alimentare con gli eventuali residui a consuntivo della ottava salvaguardia e da eventuali ulteriori risorse da reperire.

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