Gli esodati esistono Senatore Ichino; sono 49500

Pietro IchinoIl sen. Ichino è pervicacemente tornato ad arringarci con le sue estemporanee tesi sugli esodati. Lungi dal ravvedersi nel merito delle sue personalissime convinzioni e forte di una serie di personalissime argomentazioni, per lo più minate da macroscopiche approssimazioni, è tornato ad occupare la scena per metterci al corrente della scomparsa (sostiene lui) degli esodati. Ovviamente, alle sue argomentazioni non difetta l’ormai scontato e immediato assist da parte di altri singolari personaggi, come il noto Ferrara, manco a dirlo pure loro convintissimi che sia ormai inutile continuare le ricerche dell’esodato scomparso.

Ohibò! E della relazione INPS in risposta alla interrogazione parlamentare n. 5-03439 della On. Gnecchi, che parla di 49.500 esodati tuttora a spasso, allora che ne facciamo? Forse che INPS potrebbe essersi abbandonata alla goliardia di ufficializzare numeri di arte varia in Parlamento? Io non lo credo proprio e spero non lo creda nemmeno il sen. Ichino; in caso contrario mi attenderei da lui quanto meno un’interrogazione circa l’operato amministrativo della dirigenza dell’Ente. Questo non è stato fatto, quindi ciò che certifica INPS va preso alla lettera; n’est-ce-pas?

Esistono forse altri documenti, altrettanto ufficiali, che possono smentire, in maniera inoppugnabile, le risultanze rese note – ribadisco in Parlamento – da INPS? Io non ne ho notizia. Forse ne ha sentore il Sen. Ichino? Se per “documenti inoppugnabili” intendiamo quella fallimentare indagine, tempo fa avviata online dal Senato, allora dobbiamo prima intenderci sul termine “indagine”, perché di “censimento” non è proprio il caso di parlarne. Qualsiasi scolaretto che, in un compito in classe, osasse definire “censimento” quella operazione, finirebbe quanto meno dietro la lavagna.

Tanto per stabilire un linguaggio comune, vediamo come un qualsiasi dizionario illustra il termine “censimento”:

censimento: Rilevazione simultanea di dati, che vengono elaborati statisticamente,
sugli elementi di un’entità collettiva in un dato momento.

Tornando a quella discutibile iniziativa, della quale ancora stiamo cercando un termine che possa ragionevolmente connotarla, possiamo parlare di rilevazione simultanea? Non direi.

Possiamo dire che i dati rilevati abbiano subito una qualche elaborazione attendibile da parte di un Istituto a ciò preposto? Dal momento che ISTAT si è ben guardata dal metterci mano, direi proprio di no. E allora, chi ha elaborato i dati e con quale conoscenze di scienze statistiche, per non dire con quale autorità? Perfino il buon Trilussa si interessò della statistica ma lui almeno si limitò a parlare di polli in romanesco e con tono tra il faceto e il sarcastico, senza con questo vantarsi di conoscenze che non gli hanno mai appartenuto.

Qui invece si parla di persone, di famiglie,
di benessere cancellato da una riforma da tutti voluta
e subito dopo biasimata,
di diritti costituzionalmente riconosciuti,
violentati da una legge improvvida dello Stato.

Possiamo dire che l’indagine sia stata almeno condotta su un significativo campione riferibile ad una entità collettiva? Visto che il rapporto ISTAT, nel 2014, attesta al 16.3% la diffusione di internet tra le famiglie composte di soli ultrasessantacinquenni e visto che tale indagine è stata diffusa (poco e male) e resa disponibile solo online, direi che di entità collettive non se ne possa proprio nemmeno accennare.

Vuoi vedere che qualche sprovveduto esodato magari non ha compilato il questionario perché affetto da una forma cronica di digital divide? Che ne pensa il nostro Senatore? Come sono stati consultati coloro che non posseggono un pc o non hanno l’ADSL? Sono tanti sa? A stare a sentire l’ISTAT, possiamo ipotizzare che non siano meno del 75%. Vogliamo immaginare che tra gli esodati, categoria notoriamente virtuosa per necessità, gli irriducibili possano essere calati al 50%? Sarebbero ancora una bella fetta, non crede?

Ad essere obiettivi, anche a volerla inquadrare come semplice indagine come altri, meno temerari del nostro Senatore nel prendere posizione, vorrebbero connotare quella operazione, non sono pochi i compomessi ai quali si dovrebbe cedere il passo. Eh si, perché anche una indagine finisce con l’essere una ricerca sistematica, mentre qui si sta a discettare su una parte (gli internauti) di un sottoinsieme (alcune categorie di esodati) e di sistematico, in questo modo di trarre conclusioni, non c’è proprio nulla.

Come dev’essere allora definita quella iniziativa del Senato che cozza contro qualsiasi logica e perfino contro il semplice buonsenso ma che, a detta del Sen. Ichino & C. , dovrebbe dimostrare che gli esodati sarebbero poco più di 1000? Sinceramente, una definizione io non la riesco proprio a formulare. Spero però che sull’argomento non mancherà di volermi illuminare il Senatore in persona. In difetto, potrebbe essere altrettanto illuminante ascoltare le dotte disquisizioni di qualcuno degli & C. di cui sopra.

In sostanza: al di la delle rispettive posizioni che, con tutta evidenza,
collimano quanto collimano lo Zenit col Nadir,
dove sta la logica in tutto questo?

Soprattutto sarebbe interessante se qualcuno volesse una buona volta illuminarmi circa i motivi per i quali si continua imperterriti ad usare termini come “censimento” e “indagine” in maniera tanto disinvolta quanto inappropriata. Anche qui, resto in trepida attesa di una luce ancorché tenue. Non che le ragioni politiche non si riescano ad immaginare ma il fascino che sprigiona da una arrampicata su vetro sarebbe impagabile. Per il momento, guardando ai fatti con ottica puramente razionale,

mi devo attenere al fatto
che gli esodati attuali siano 49.500,
come ufficializzato in Parlamento da INPS.

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