Prime avvisaglie di nuovi sacrifici

Roma, 25 gen. (Adnkronos) – “Nei prossimi mesi ci sara’ un disagio profondo, popolare, cui bisogna dare soccorso. Siamo a posto con gli ammortizzatori sociali, gli sportelli sociali dei comuni, gli esodati, i disabili? No. Si parte da li’, non si possono chiudere gli occhi neanche in campagna elettorale. Ci vuole speranza ma anche qualche parola di verita’”.

Lo ha detto Pierluigi Bersani nel corso del suo intervento alla Conferenza Cgil.

Ma cosa ha detto Bersani? Si fatica a comprendere. In compenso si percepiscono le nubi che si stanno addensando all’orizzonte. Possibile che l’onestà di “qualche parola di verità” sia dover prospettare tempi peggiori? E’ solo questo che in concreto può dire chi si candida a governare, cioè la messa a punto di forme di “soccorso” per attutire quello che si prefigura come un degrado sociale ed economico da tempo di guerra? Ma se siamo a questo punto, è lecito chiedersi: quando arrivano i nostri? Non è una battuta, c’è davvero da inquietarsi.

Ieri l’altro ha dichiarato che degli esodati “dispersi” non poteva occuparsene solo lui.

E chi altri avrebbe dovuto, se non chi si propone come prossimo Premier?

Sempre ieri l’altro ha evocato un probabile buco di bilancio dicendo…

“Se continua così è molto probabile una manovra correttiva in primavera.
Questi ci lasciano un buco di miliardi di euro da coprire”

Nel bilancio di quest’anno ci potrebbe essere un buco di circa 10 miliardi di euro. Questa somma sarebbe nata sia dalla recessione sia dalla necessità di rifinanziare con otto miliardi di euro la cassa integrazione che scadrà a maggio. Qualcuno dovrebbe  ricordare a Bersani che “questi” sono i tecnici che lui ha spalleggiato sino a ieri, disattendendo i più elementari criteri di equità e di democrazia.

Se la questione che riguarda soltanto (detto con tono eufemistico) 150/170mila esodati è così impegnativa, al punto da chiamare in causa, in piena campagna elettorale, tutte le altre forze in campo dopo aver più volte dichiarato che

“…si reperiscano le risorse necessarie. Noi abbiamo qualche idea su come trovarle,
quindi, anche qui -sottolinea il segretario del Pd – bisogna trovare le soluzioni…”.

E’ chiaro che questo riposizionamento dell’ultima ora
ha una valenza che non può essere trascurata.

Molto probabilmente i nodi del prossimo pareggio di bilancio, vera sciagura per l’economia nazionale, stanno venendo al pettine. Forse i conti non tornano proprio, nemmeno nel consueto regno dei sogni di una campagna elettorale in cui tutti gli attori che contano stanno in sostanza dalla stessa parte, fratelli nel nome del Pensiero Unico imposto dalla Troika.

Come scrisse qualcuno, c’è qualcosa di marcio in Danimarca.

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