Esodati e mobilitati, ora le salvaguardie

La coalizione di Centro-Sinistra, capeggiata dal Partito democratico di Bersani, con una manciata di voto e grazie alle alchimie del Porcellum, conquista saldamente la Camera dei deputati. Su 617 seggi, la maggioranza si stabilisce a quota 309 e la coalizione, con i suoi 340 seggi non dovrebbe avere difficoltà a legiferare. Molto più complesso sarà però il passaggio delle leggi in Senato dove solo una alleanza col Centro-Destra di Berlusconi garantirebbe un governo forte. Con il prevedibile assorbimento dei pochi seggi della coalizione montiana, si riproporrebbe quindi la esatta situazione preelettorale nella quale i due poli sostenevano il governo Monti, un governo mai eletto dai cittadini e, a giudicare dagli odierni risultati, nemmeno mai desiderato. Senza contare che l’alleanza riproporrebbe alla ribalta internazionale quel premier già defenestrato dai governi occidentali sul finire del 2011.

Senza contare che un governo che veda assieme B&B cozzerebbe contro il medesimo scoglio contro il quale ha cozzato il precedente per più di un anno e mezzo: la riforma della legge elettorale. Facile sarebbe prevedere, in tale evenienza, una successiva e forse definitiva bocciatura da parte degli elettori, cosa che, in questo frangente, sia Bersani che Berlusconi devono scongiurare assolutamente. Si può ben immaginare, in ogni caso, con quanto poco entusiasmo Bersani accoglierebbe Berlusconi in questa impresa quando invece, trovando un’intesa con i grillini, potrebbe giostrare la questione elettorale molto più agevolmente, quasi in perfetta solitudine.

Molto dipenderà dalle pressioni internazionali ma sicuramente le mire di Bersani, in questo momento, non guardano certo a destra. Molto più probabile che, almeno in prima battuta, tenterà di esplorare il fronte del Cinque Stelle che, se a sua volta saprà giocare con sapienza le sue carte, potrebbe entrare a far parte di un governo già alla sua prima sortita nel’emiciclo parlamentare. Difficile oggi ipotizzare dove possa mirare un siffatto governo, soprattutto che possa mirare oltre una serie di singoli e ben definiti obiettivi ma, su queste basi, potrebbe garantire comunque una solida maggioranza e qualche risultato concreto in più che non la Grande Coalition cui porterebbe un imparentamento Centro-Destra con Centro-Sinistra, per altro invisa a molti elettori di entrambi gli schieramenti.

Il M5S deve ora dimostrare di essere in grado di esprimere una compagine di governo; l’impegno è sicuramente gravoso ma non può essere scantonato, pena un pesantissimo ridimensionamento alla prima occasione che, ad essere obiettivi, non potrà essere molto lontana nel tempo. Il PD, a sua volta, deve fare i conti con una moria di consensi, alla quale non è certo estranea l’incertezza nella quale sono state lasciate le 440mila famiglie degli esodati.

Non si può mancare di rilevare l’incongruenza di quanto si va evolvendo in queste ore, di quali siano i ragionevoli obiettivi di entrambi gli schieramenti e l’assurda situazione di un paese che, senza voler scordare tutte le altre gravi criticità sociali, tra i problemi urgenti per il futuro governo porta in dote la drammatica condizione di 440mila famiglie private della certezza del reddito, quando non addirittura già prive da molti mesi.

Servono ora risposte concrete; servono soprattutto nei confronti dei mobilitati del primo decreto esodati, che da sette mesi sono in attesa che si concluda il farraginoso iter della graduatoria per i primi 65mila salvaguardati. Tanto meno può essere ulterirmente posticipata una discussione per restituire i legittimi diritti a tutti i restanti esodati che, è bene rimarcarlo, rappresentano ancora la parte fortemente preponderante del problema.

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