La spina nel fianco dei 65Mila salvaguardati

Chi sono i 65.000, il cui nucleo centrale è costituito dai Mobilitati ordinari, Mobilitati di lungo periodo e Titolari di prestazione straordinaria a carico dei Fondi bancari? Gli appartenenti a questa platea non sono gli Eletti, non sono i Fortunati che l’hanno sfangata, al contrario di molti altri.

Non è così.

Sono semplicemente coloro che sin dall’inizio hanno denunciato l’abuso peggiore contenuto nella riforma Fornero, quelli che per primi hanno gettato benzina sul fuoco dell’indignazione collettiva in tempi in cui il termine Esodato non esisteva e l’opinione pubblica dormiva, la politica e i sindacati dormivano. Sono quelli che hanno portato le prove di precisi accordi governativi, in forza dei quali la percezione nella pubblica opinione della prevaricazione dello Stato nei confronti dei lavoratori è stata estesa anche ad altre categorie.

A questi 65.000 però adesso qualcuno non vuole perdonare d’essere sfuggiti al calderone che si chiama Proposta di Legge 5103, da poco bloccata dagli interessi di bottega della partitocrazia. Non si vuole loro perdonare di non essere stati messi nel tritacarne, per condividere la sorte di centinaia di migliaia di lavoratori, vittime di un florilegio di situazioni innescate da una riforma assurda, socialmente insostenibile adesso come in futuro. Non viene loro infine perdonato d’aver ottenuto una normativa ad hoc, che secondo la precisa e manifesta intenzione del legislatore li mette al riparo da angosciose lotterie, diversamente da quanto purtroppo è previsto per i prossimi 55.000.

Recentemente però, quel che sembra un porto sicuro finalmente raggiunto da migliaia di famiglie viene giornalmente messo in discussione sia dalla stessa Inps con comportamenti ufficiali, sia dai media con articoli surreali e dagli esperti che si rimangiano le certezze sulla salvaguardia sbandierate sino a ieri.

Non ho mai creduto fosse un caso, così come non credo affatto che le esclusioni dalle liste siano strumentali, perchè non sarebbero funzionali allo scopo. Inoltre, come ho già rilevato in un precedente post, troppo silenzio sulle esclusioni contro legge e sulla loro gestione.

Rifletto da molto tempo sulla cosa e sono giunto alla seguente conclusione.

Sulla questione controversa dell’innalzamento del requisito pensionistico a causa dell’applicazione della speranza di vita, sappiamo solo quello che è stato comunicato dalla CGIL il 23 Maggio 2012. Nel comunicato si diceva che secondo l’Inps nella platea erano compresi anche coloro che sarebbero stati esclusi perchè maturavano il requisito dopo la fine della mobilità.

Ma era davvero così?

Stando alla vicenda del comunicato 13052, precipitosamente eliminato e sostituito ben sei giorni dopo con il 13343, sembrerebbe proprio di no. Anche volendo considerare un refuso poi rettificato, come mai è occorsa una settimana visto che la questione era stata affrontata già tre mesi prima? Fatto sta che ancora oggi l’Inps non è in grado di precisare quali saranno gli “specifici interventi” per la salvaguardia.

Tutto lascia supporre che la questione era stata accantonata perchè avrebbe comportato quelle che in termini ragionieristici si chiamano sopravvenienze passive. Ma la linea dell’inclusione ha vinto all’ultimo momento, tralasciando il dettaglio marginale dell’incremento delle risorse che magari saranno state richieste invano. Nel caso in questione forse abbiamo a che fare con uno sforamento di qualche migliaia di posizioni, rispetto ai 25.590 mobilitati ordinari preventivati.

Circa l’eventuale obiezione che anche il messaggio eliminato ricalca il tono del successivo, io credo sia dovuto al fatto che l’Inps abbia tentato un percorso dall’esito incerto e che quindi volesse parare il colpo, come ha poi dovuto fare. Può essere questo il motivo dell’improvviso cambio di scenario che ha colto tutti di sorpresa. Se così fosse la situazione sarebbe paradossale: la legge, per la fortuna di chi potrebbe venire escluso, sosterrebbe un diritto finanziariamente non sostenibile.

La classe forense sentitamente ringrazia l’Inps, i Ministeri Vigilanti e i sindacati.

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