La Grecia brucia con le lacrime agli occhi per i lacrimogeni

La Grecia brucia e con le lacrime agli occhi, sia per la rabbia che per effetto dei lacrimogeni, grida “siamo alla fame”. Secondo l’UNICEF ha la più alta percentuale di bambini sottopeso dei paesi OCSE, mezzo milione di piccoli innocenti soffre la fame. E un uomo, un ex farmacista, la cui morte è assurta a simbolo del veleno socio-economico somministrato in dosi da cavallo all’intera società ellenica, si è ammazzato nella nota piazza Syntgama per “non dover rovistare nei rifuti per mangiare”. Così ha scritto nel messaggio di addio, pubblicato da parecchi giornali greci (forse meglio GRECHI, come dice l’intellettuale del PDL Santanchè).

Ma la Troika, così come il Generale Merkel, non si scompongono
la Grecia deve continuare a dimostrare buona volontà.

La Spagna affonda, la Francia poggia i piedi su un suolo di argilla e la teutonica corazza della Germania, Paese egemone in questa guerra finanziaria asimmetrica (non si può competere con chi viene quasi ricompensato dai mercati quando colloca i suoi Bund) comincia ad essere lambita dal calore rovente di una crisi economica che sta divampando con la furia di un incendio forestale.

In Italia ci prepariamo a svendere buona parte dei beni finanziari e immobiliari che risultano nella disponibilità dello Stato, ma che ovviamente costituiscono il patrimonio comune di tutti i cittadini. Tanto per impoverirci un po’ di più, ma a nostra insaputa, come usa adesso.

Misure necessarie, dicono, per compiacere i Mercati (leggasi intrallazzatori, speculatori e faccendieri di ogni sorta, con risorse tali da poter decidere il destino di interi Paesi) da integrare con gli effetti devastanti prodotti sino ad ora delle stesse ricette finanziarie imposte dalla Troika alla Grecia, alla Spagna, al Portogallo; pedissequamente adottate dal formidabile e salvifico Governo tecnico a guida Monti, incensato e riverito dalla Destra, dal Centro e dalla Sinistra. Ricette che sino ad ora, a ben vedere, hanno sortito il brillante risultato di impoverire chi era indigente, far contrarre significativamente i consumi, anche dei beni di prima necessità, e tramutare lo sconforto dei più sfortunati in disperazione allargata a tutta la fascia media.

Il ceto medio è stato divorato, o si sta in basso o si sta in alto.

Aggiungo, per dovere di inventario, qualcuno tra i tanti e variegati effetti collaterali della medicina amara, come è stata definita da un Ministro attuale, quello stesso che si ostina a non voler distribuire caramelle, non sa far di conto e ritiene che in un’ Italia fondata sul Lavoro, il Lavoro non sia un diritto bensì un gentile cadeau del Capitalismo. Ricordiamo quindi:

  • la distruzione del sistema previdenziale;
  • l’esposizione di lavoratori e lavoratrici ai ricatti del datore di lavoro;
  • l’erosione progressiva di stipendi e pensioni;
  • la contrazione significativa dei servizi sociali di primaria importanza a carico degli Enti Locali;
  • il degrado del Sistema Sanitario e di quello scolastico di ogni ordine e grado;
  • le migliaia di imprese piccole e medie che chiudono per sempre i battenti, gettando sul lastrico datori di lavoro e dipendenti;
  • la dichiarazione di fallimento di Comuni e prossimamente anche di Regioni.

L’elenco potrebbe continuare con gli effetti, meno evidenti ma altamente tossici della sfiducia irredimibile del Cittadino nei confronti delle Istituzioni, ma occorrerebbe un trattato e questo compito è bene lasciarlo ad uno dei tanti pseudo intellettuali che vanno da Fazio a Che tempo che fa, per reclamizzare la loro ultima merdata, dal costo popolare di venti euro al pezzo.

In cambio di questi “sacrifici”, di questa specie di donazione di sangue del corpo sociale, equivalente ad una emorragia mortale, il tasso di disoccupazione continua ad aumentare. Giovani ( tutto questo è stato fatto per i giovani e la solidarietà intergenerazionale, dicevano gli slogan su Corriere, Repubblica e Il Sole) e meno giovani, collocati in un inferno fatto dalla mancanza di reddito e dalla progressiva perdita di autostima.

Ogni tanto qualcuno s’ammazza, è vero, ma siamo in tanti, per diamine
e qualcuno in meno, che tra l’altro non pagava nemmeno le tasse, non fa testo.

Il PIL, tanto per non farci mancare niente in questa Tempesta Perfetta,
si contrae e quindi il debito sovrano aumenta, mese dopo mese.

Davvero strano, esimio Prof. Monti. Mi pare che invece di crescere, come da Lei promesso, l’Italia stia invece diventando un Paese Bonsai, abitato da una disperazione, quella sì, davvero cresciuta alla grande. L’incertezza del domani prossimo venturo, agita anche i sonni di chi adesso si ritiene privilegiato per il semplice fatto che campa con uno stipendio dignitoso e costante o con la meritatissima pensione da travet , e magari arriva a pagare le bollette spremendo il denaro da squallide rinunce. Tra un po’ questa genia sarà vista come unta dal Signore.

Chiaramente, come sostiene il nostro Presidente del Consiglio,
è tutta gente che ha sino ad ora ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità.

Eppure, in mezzo a cotanto crescente malessere, in questi ultimi giorni nei media la vera angoscia è attribuita alla contrapposizione tra i vari politicanti – meri fantocci del potere vero, che ha orchestrato questa ignobile tragedia – sulla questione della legge elettorale. Il PD avrà il suo 10%? O passerà la proposta di una soglia del 42,5%, per cui si determinerà la terribile situazione di impasse nel governo del Res publica (tanto pubblica che non ha retto all’OPA lanciata dai cosiddetti poteri forti, meglio specificati all’inizio)? Non sia mai che il Governo del Paese venga di nuovo dato ai tecnici. No, molto meglio affidare le sorti del Paese ai politicanti, che proseguiranno sullo stesso, obbligato e già concertato percorso dei tecnici, pena la squalifica dal campo di calcio gestito da Draghi, La Garde e Van Rompuy.

Intanto, le agenzie di Rating, sfogano la rabbia dei loro veri padroni e sobillatori,
espressione del più bieco capitalismo selvaggio,
minacciando il rieletto Obama:
o riduci il debito oppure ti declassiamo; hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!

Nemmeno un briciolo di riconoscenza per il Presidente che, disgraziatamente, ha salvato le banche truffaldine proprio quando andavano invece condannate senza appello, lasciate fallire, proprio per non arrivare a tutto questo. Lo sanno anche le pietre che la crisi è made in USA, da li è partita, con le “creative” nonché inedite speculazioni studiate in laboratori finanziari, prima incentivate dall’amministrazione Bush e poi volutamente ignorate da un Obama, in posizione troppo debole per contrastarle, come aveva dichiarato di voler fare all’inizio del mandato. Però è proibito dirlo, il vecchio zio Sam potrebbe prendersela a male, e magari cercare d’esportare la democrazia anche nel Vecchio Continente.

Le Agenzie di Rating che minacciano apertamente il Presidente Obama fanno finta di non sapere che il debito USA è ormai fuori controllo, perchè la FED stampa da troppo tempo troppi dollari, ad libitum. Come se non sapessero che se una minima parte dei miliardi di dollari sparsi per il mondo – perchè utilizzati come valuta di riserva e di pagamento nelle transizioni finanziarie da tutti i paesi – tornasse a casa, gli USA diventerebbero preda di una svalutazione monetaria tale che il maledetto ’29 diventerebbe in confronto “a beautiful day” per gli USA e l’INTERA economia mondiale.

Anziché fottercene più di tanto delle liti delle laidi comari nostrane sulla legge elettorale, dovremmo invece continuare a chiedere a gran voce, con rabbia e trepidazione, quanto tempo ancora serve perchè il mondo intero decida di cambiare strada prima di precipitare nell’abisso; dovremmo chiederci se in Italia c’è qualcuno disposto a rompere davvero le righe, gridando che il Re è nudo, coinvolgendo gli altri paesi vittime di questo massacro crescente in un progetto di rinascita economica e sociale. Perchè d’una cosa sono certo: se continua così, tecnici o non tecnici, ci toglieranno anche l’aria per respirare.

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