Hanno rubato il sistema pensionistico, vestigia di civiltà e coesione sociale

Nessuno pagherà per questo furto che si somma a tanti altri già compiuti o in preparazione: dall’istruzione pubblica allo statuto del lavoro, alla sanità pubblica, domani forse la stessa INPS. L’ultima di oggi: il Commissario Bondi – il super tecnico nominato dai tecnici (sembra un scherzoso bisticcio di parole ma non lo è) si trasforma in killer della Sanità, ventilando la chiusura di un intero ospedale nel Lazio precedendo, coi fatti, le trovate strutturali che verranno.

Qualcuna tra le forze parlamentari ne sa qualcosa?
Qualcuno, tra le forze politiche, che non più tardi di pochi giorni
fa si è miracolosamente ricordato (con solo qualche decennio di
ritardo) che – è tempo che si pensi al paese -, ne sa qualcosa?

E se il popolo allestisse una spedizione navale, non dei Mille garibaldini ma dei 945 parlamentari, e li lasciasse in pieno Atlantico senza nemmeno un’aspirina – proprio loro, coccolati da un’assistenza sanitaria integrativa principesca e a totale carico dei contribuenti, dato che il loro stipendio proviene dalle nostre tasche – capirebbero che denaro, potere e prestigio sociale sono nulla confronto alla sofferenza? Forse sono tanto ottusi che probabilmente dovrebbe essere il dio Nettuno, incazzato quanto un cittadino indifeso e deriso, a farglielo capire.

Chi ruba dovrebbe risponderne di fronte alla legge e subire una condanna particolarmente severa se in ballo vi sono gli interessi della società intera. Invece i veri responsabili non pagheranno nemmeno in termini elettorali, perché l’Italia è fatta di marionette decerebrate, che vivono la perenne dimensione utilitaristica del “meno peggio”.

I più realisti sanno di aggrapparsi alla semplice speranza, sebbene fondata, d’averla scampata per il rotto della cuffia. Ma sanno bene che è una speranza e non una certezza, perchè nel loro fascicolo previdenziale ancora oggi campeggia lo status di “probabile” salvaguardato, dopo un anno di ansia e attesa.

Ancora acqua dovrà passare sotto i ponti, prima che la speranza si tramuti in atto tutelato dalla legge; mente gli stanziamenti per le due platee individuate continuano ad attrarre le gazze demagogiche come fossero oggetti luccicanti. L’ultima attrazione fatale ha prodotto un Fondo di ambigua natura, costituito con un deposito di soli cento milioni. Lo stesso ha inoltre consentito il via libera della Ragioneria dello Stato per nuove salvaguardie, surrettiziamente garantite dagli stanziamenti in essere.

Ufficialmente si citano i risparmi dei 9mdi, oltre alla deindicizzazione delle pensioni più “ricche”, cioè superiori a 2.880 euro circa per l’anno 2014. Insomma si frigge con lo stesso olio.Nessuno dei relatori ha però avvertito il dovere di spiegare come sia possibile conciliare la pretesa certezza di risparmi con le voci allarmistiche diffuse dallo Sportello Amico delle diverse sedi Inps, che ritengono inevitabile una lotteria per le due platee, a cominciare proprio dai 65mila.

Nessuno ha voluto spiegare compiutamente il meccanismo che si basa su una “autocopertura” (dichiarazione del Sottosegretario Polillo); così come pochissimo risalto è stato dato ai risparmi auspicati grazie alle “politiche attive” per la reintroduzione in un posto di lavoro.

Il disagio che continua a generare questo perdurante clima di incertezza deve trovare una linea di demarcazione. Abbiamo il diritto, per mille ragioni, di conoscere cosa ci riserverà il futuro da altri ordito. Abbiamo il diritto di chiedere alla Pubblica Amministrazione che agli interessati, subito dopo la fine della fase istruttoria, venga comunicato il verdetto di questo infernale torneo, senza cervellotiche quante ingiustificate ulteriori attese, magari legate all’individuale perfezionamento del diritto alla decorrenza della pensione.

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