Porte aperte Inps – e la chiamano trasparenza

Di seguito il testo della lettera inviata in questi giorni dall’amico Salvatore Carpentieri ad alcuni quotidiani.

locandinaOggetto: Boeri – “Porte Aperte” INPS: Trasparenza o Arroganza?

Nei giorni scorsi i Vostri quotidiani hanno pubblicato con grande evidenza, come fosse un articolo “pensato”, quello che invece non sembra altro che una “velina” di Palazzo … il Palazzo INPS e quindi del Governo!

Mi riferisco agli articoli pubblicati in contemporanea dai vostri giornali il giorno 3 aprile scorso sull’operazione “Porte Aperte” (sigh) dell’INPS, strumento del neo Presidente Boeri per propagandare le sue idee (fisse!),  ed alla pubblicazione roboante degli esiti, riportati nel documento, di uno studio relativo ad un “presunto”confronto  tra le pensioni erogate attualmente ai Ferrovieri e il loro, ancora una volta “presunto”, ricalcolo con il metodo contributivo.

Ci sarebbe molto da dire per evidenziare le non poche contraddizioni nelle affermazioni e nei grafici contenuti nelle 5 paginette di valutazione e sintesi, ma qui voglio solo attenermi alla fondamentale “nota metodologica” della 6^ ed ultima paginetta del documento pubblicato sul sito INPS.

Dalla attenta lettura di questa non si può che dedurre una delle 2 seguenti conclusioni: o alla stampa NON è stata fornita la “nota metodologica” oppure avete solo verificato la fonte ma non l’attendibilità delle notizie fornite dalla fonte. Voglio sperare che oggi ricorra il primo caso e non il secondo perché altrimenti, in Italia, saremmo alla disperazione della informazione!

E mi permetto di fare questa amara osservazione laddove un titolo come quello da voi riportato, in un contesto di propaganda istituzionale sulle pensioni estremamente dannoso per i cittadini onesti e per i “famosi e mai risolti” Esodati, coinvolge decine di migliaia di lavoratori e le loro famiglie.

Aggiungo che personalmente non sono, né sono mai stato, ferroviere o parente di ferroviere. Perciò non ho alcun interesse specifico nella vicenda.

Ma vediamo la immediata e più evidente verità che ci pone davanti la lettura della sola nota metodologica (in carattere simile alle postille delle polizze assicurative, ovviamente!):

  1.  Nelle primissime righe della “nota metodologica” si afferma che E’ IMPOSSIBILE effettuare il ricalcolo con il metodo contributivo per circa 170.000 pensioni erogate, a causa della assenza di informazioni sulla storia lavorativa: quindi lo studio è relativo a 50.000 soggetti su circa 220.000, cioè pari ad appena il 22,8%, meno di un quarto!! Pertanto, nella ipotesi che il resto dello studio e le sue conclusioni siano corrette, il titolo dovrebbe essere ridimensionato al 96% del 22,8%, cioè dovrebbe suonare pressappoco così “INPS: il 21,8% delle pensioni dei ferrovieri sono superiori ai contributi
  2.  Purtroppo però anche questo titolo non sarebbe veritiero poiché, a dire il vero, la stessa “nota metodologica” informa, in maniera molto criptica, che in realtà per i 50.000 soggetti considerati si è comunque dovuta presumere, almeno in parte, la  storia contributiva poiché “sono stati colmati i vuoti delle informazioni retributive attribuendo a ciascun periodo da integrare … omissis” e poco più avanti, ancor peggio, “Dal momento dell’istituzione del Fondo Ferrovie presso l’INPS (il 1/4/2000, ndr) le posizioni assicurative dei contribuenti sono state acquisite tralasciando le informazioni retributive più lontane nel tempo non strettamente necessarie al calcolo della prestazione collegato alla media retributiva degli ultimi anni.”. In sostanza qualsiasi informazione antecedente al 1/4/2000 NON esiste!! Viva la Scienza presuntiva, tipica degli economisti (che infatti non hanno a supporto una Scienza)!! Perciò a fronte di questa ulteriore informazione fornita dalla “nota metodologica” il titolo avrebbe dovuto alla fine suonare con questo tono “INPS: il 21,8% delle pensioni dei ferrovieri potrebbero essere superiori ai contributi”. Praticamente un titolo VUOTO DI SENSO! Così come lo sono le informazioni che il neo president dell’INPS cerca di spacciare ai cittadini italiani, alimentando, come d’uso ora, il conflitto generazionale!

D’altra parte sul problema del ricalcolo con il metodo contributivo delle pensioni in essere si è espresso con grande chiarezza il precedente Direttore Generale INPS dott. Nori con Audizione alla Commissione Lavoro della Camera, appena un anno fa, in cui ha affermato esplicitamente l’impossibilità di un simile ricalcolo a livello individuale per i dipendenti pubblici e quindi per TUTTI i cittadini!! (cfr. audizione 26/3/2014 dal minuto 22 in poi  http://webtv.camera.it/evento/5878)

Ma voglio ancor più evidenziare il modo con cui viene presentato lo “studio”, palesemente propagandistico, sintetizzando solo alcuni sorprendenti contraddizioni:

  1. La fraseIl fondo era già in rosso prima del suo passaggio all’INPS e, dal 1973, i suoi squilibri gestionali sono a carico del bilancio dello Stato.é chiaramente tendenziosa poiché il fondo Ferrovie  è SEMPRE stato a carico del bilancio dello Stato (Né più né meno di tutti i dipendenti pubblici, che infatti presentano lo stesso schema di disavanzo!!) poiché le Ferrovie erano dello Stato.  Anzi nel bilancio INPS l’attuale “fondo speciale FS” non grava assolutamente (cfr. Bilancio preventivo INPS 2014 pag. 14 in cui il “risultato economico di esercizio” del Fondo è ZERO, poiché per l’INPS costituisce una mera “partita di giro” (come risulta anche alla pag. 38 dello stesso bilancio e come è facilmente verificabile anche leggendo gli art. 209-210-211 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 di riordino della previdenza in Italia), mentre prima era direttamente in carico al Tesoro. La frase invece sembra  voler far intendere che lo Stato è intervenuto finanziariamente in modo straordinario a controbilanciare gli squilibri del fondo, ma questo non è vero perché lo Stato era il Datore di Lavoro delle Ferrovie e in quella veste c’era, per definizione, fin dal 1908!!!!
  2. Tutto il secondo paragrafo dello studio con il titolo “Requisiti per diritto a pensione” fa riferimento a norme antiche che nulla hanno a che vedere con i diagrammi e con la platea di osservazione che è costituita da chi è andato in pensione dopo il 2000. Davvero comico poi nella nota a piè di pagina, a conforto della tesi portata,  è il riferimento a leggi che vanno dal 1958 (dopoguerra: infatti parlano di assunzioni di vedove e militari che han prestato servizio in ferrovia) al 1982, che palesemente per questo studio e questa analisi hanno lo stesso valore di analoghe leggi del 1908 (anno di costituzione del Fondo Ferrovie). Parlano di preistoria! Ma la cosa ancor più comica è la scopiazzatura effettuata dalla circolare INPS n. 157 del 1/8/2001! Sia ben chiaro nessuno difende le baby pensioni, ma occorre onestà nel dire che il fenomeno ha riguardato tutta la Pubblica Amministrazione.
  3. Evidentemente per far colpo sul pubblico si riporta l’esempio del ricalcolo al contributivo per un ferroviere con pensione di 3.240 euro mensili, cifra totalmente al di fuori del limite dei diagrammi presentati che è di 3.000 euro, con un picco di 2.500 euro medi!!
  4. Inoltre dai diagrammi è facile vedere che, per il blocco dell’aumento pensionistico perpetrato in questi anni da tutti i Governi in danno dei “soliti noti”, la pensione media di chi è andato in pensione nei primi anni del 2000 ha perso circa il 20% del suo valore.
  5. Il diagramma relativo agli squilibri gestionali del Fondo Ferrovie è totalmente fuorviante in quanto non vi sono considerati tutti i lavoratori delle Ferrovie assunti dal 2000 che non versano più i contributi nel Fondo Ferrovie ma in quello dei Lavoratori Dipendenti (FPLD). Il fondo infatti è destinato per legge all’esaurimento del suo ruolo.

Boeri è un economista, un economista della Bocconi. Perciò, come i Monti ed altri simili, crede di avere la verità in tasca, senza mai pensare di dover dimostrare le proprie teorie. Ci si dimentica che l’Economia NON è una Scienza (anche se molti tentano di farlo credere …), ma non per questo non si deve rispettare la logica e l’onestà intellettuale.

In conclusione un simile studio (?) non può essere spacciato per quel che è stato venduto a tutti i giornali e media!! Ed i giornali ed i media devono ottemperare al loro compito di fare vera informazione, di essere quel “quarto potere” che ha il compito di verifica e di controllo delle dichiarazioni del Potere. E la verifica dice che, sulla base delle sole “note metodologiche”, lo studio così roboantemente presentato, rispetto alle conclusioni cui sembra voler pervenire, ha affidabilità e coerenza da prefisso telefonico!! Non passerebbe il vaglio di nessuna seria assise scientifica!

Per dimostrare la vostra onestà di informazione, in cui voglio continuare a credere, e per rendere giustizia ad una intera categoria di lavoratori, immeritatamente posti alla gogna mediatica, dovreste ora pubblicare con pari evidenza, dopo aver fatto il vostro personale sforzo di studio, un articolo a confutazione della validità di quanto pubblicato sul sito Istituzionale INPS, nonché nella “velina” evidentemente trasmessa a tutti i principali quotidiani e media.

In un tale articolo, per poter rendere giustizia ai Cittadini Italiani, occorrerebbe porre al Presidente dell’INPS anche le seguenti domande:

  • Quanto è costata, e quanto continuerà a costare, questa mirabolante “analisi del nulla”? Quanti mega-dirigenti sono stati impegnati per la sua realizzazione?
  • Premesso che le falle dovute ad errori dei sistemi informativi e alla scadente organizzazione INPS fanno sì che molte persone debbano tribolare per aver riconosciuto quanto previsto dalla Legge (per previdenza e assistenza), con quali strumenti software e su quale base informativa sono stati elaborati i dati dello studio ?
  • E’ a conoscenza il Presidente dell’INPS delle difficoltà degli utenti, costretti dalla chiusura di intere aree di servizio, con la scusa dell’esistenza di servizi “esclusivamente” fruibili via web  da gestire da soli o con l’aiuto di un Patronato in genere poco competente, a dover spendere energie e spesso a perdere soldi per il cattivo funzionamento dei front-end INPS con l’utente? Pensa davvero il Presidente dell’INPS che tutti i pensionati italiani siano capaci di interagire con sistemi  via web?
  • E viene da chiedersi anche chi abbia autorizzato il Presidente dell’INPS ad uscire fuori dai suoi compiti istituzionali e dalle sue competenze!! In fatti il Presidente dell’INPS, ufficialmente, è un Esecutore, di grande importanza ma un esecutore, e non un indirizzatore/consulente politico!! Non basta non scrivere più su lavoce.info: assumendo il ruolo di Presidente dell’INPS deve rinunciare, per definizione, ad esprimere il proprio “pensiero politico” in qualsiasi contesto, tanto meno sul sito istituzionale che gli viene messo a disposizione dai contribuenti!!

Infine non vi è nulla di meritorio in questa operazione di Boeri, poiché se il significato di trasparenza è pienamente compreso, di trasparente in queste pubblicazioni dell’INPS non sembra esservi molto!! Ed è vergognoso che non vi sia chiarezza in ciò che si pubblica, quando su documenti come questi si forma l’opinione pubblica e la considerazione politica!!

Facciamo attenzione tutti, perché l’ex ministra Fornero affermò sempre, senza contraddittorio, che non vi erano più esodati oltre i primi 65.000. La storia racconta un’altra verità e la questione “esodati” vergognosamente non è ancora chiusa e finora sono state messe toppe emanando già ben 6 norme di salvaguardia a copertura di 170.000 soggetti. E non è finito quel dramma!

Cordiali saluti

Ing. Salvatore Carpentieri

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