Il Comitato Esodati Licenziati e Cessati sulla manifestazione del 19 settembre

Mancano pochi giorni all’inizio dei lavori per la Legge di Bilancio 2019 e intanto, per il 19 settembre prossimo, diverse organizzazioni hanno indetto una manifestazione omnibus a Roma, col proposito di catalizzare tutte le attuali istanze previdenziali e sociali in una sorta di manifestazione unitaria d’antàn. Diciamo subito che ben altra cosa era l’unitarietà degli anni ’70, quando metalmeccanici e studenti scendevano in piazza gridando gli stessi slogan, le stesse parole d’ordine perché, se anche i problemi della scuola non erano gli stessi della fabbrica, ad entrambe le generazioni era perfettamente chiaro che le radici delle rispettive contestazioni dipartivano da un’unica matrice. E allora la questione si faceva politica diventando lotta di classe.

“Unire” ha un significato ben più ampio, importante, potenzialmente dirompente, che non “concomitare” e il 19 settembre non si uniranno le istanze ma le si faranno concomitare. Precoci, Opzione Donna, caregivers e quant’altri, si troveranno a manifestare insieme sapendo poco o nulla l’uno dell’altro, senza condividere sostanzialmente nulla se non lo spazio della piazza. Tantomeno potranno condividere gli obiettivi; non per indifferenza degli uni nei confronti degli altri ma per la molteplicità ed eterogeneità delle istanze che si tradurranno in una delegazione mista di ben 19 persone. Ognuno portatore della propria istanza, avulsa da quelle altrui. E non potrebbe essere diversamente quando le ragioni della protesta, per quanto legittime, scaturiscono da problematiche eterogenee e da soggettive aspirazioni amplificate dal riconoscersi in categorie piuttosto che in classi sociali. Rumore. E i pochi rumoreggeranno a beneficio dei tanti, senza alcuna indicazione prospettica di sostanza sul prosieguo.

Stanti le premesse, il Comitato “Esodati Licenziati e Cessati” ha ritenuto di non parteciparvi, anche in considerazione del fatto che questo significherebbe affidare la sorte dei 6.000 esodati alle pesanti incertezze della Legge di Bilancio, senza nemmeno il sostegno di una Proposta di Legge né tanto meno la certezza di un Decreto urgente. Andare in Legge di Bilancio (molto probabilmente blindata già in partenza) dovendosi affidare esclusivamente agli eventuali emendamenti, per gli esodati significherebbe non ottenere nulla o, al massimo, ottenere l’ennesimo spostamento di un anno dei termini di legge. Per il Comitato significherebbe abbandonare una linea che, dopo mesi di paziente lavoro nel tessere incontri, appare ancora l’unica possibile: lavorare per una salvaguardia definitiva e riparatrice delle diseguaglianze introdotte con la precedente salvaguardia, da emanarsi con Decreto urgente. Su queste basi ha condotto tutti gli incontri fino a qui sostenuti e su queste basi intende proseguire, tanto più ora che si è manifestato un interessamento ufficiale da parte di importanti Uffici governativi.

È della massima importanza quindi che il Comitato possa procedere nei sollecitati colloqui senza che si verifichino inutili e dannose sovrapposizioni di altri soggetti, ancorché in buona fede. Considerata la specificità della materia, che data ormai da ben sette anni, la questione esodati è da ritenersi del tutto estranea alle attuali molteplici altre istanze previdenziali, per altro già materia di studio in proiezione di trovare soluzione in Legge di Stabilità. Per questa ragione, non è da oggi che questo Comitato argomenta la necessità che la questione esodati venga trattata separatamente dalle molteplici altre istanze previdenziali e non è da oggi che sottolinea la necessità che la salvaguardia venga approvata con decreto urgente, prima della Legge di Stabilità 2019. Tutto ciò è stato reso noto ai politici e alle istituzioni, sia nel corso dei precedenti incontri, sia attraverso una capillare diffusione della documentazione cartacea predisposta da questo Comitato, e su queste basi il Comitato avvierà i prossimi importanti incontri. Qualsiasi altro intervento, difforme dalla linea avviata da questo Comitato, in questo frangente, otterrebbe l’unico risultato di disorientare la controparte facendo naufragare i colloqui in atto.

Ci auguriamo vivamente che nel corso di questo travagliato mese possa prevalere il buonsenso da parte di tutti, non fosse altro che per il rispetto dovuto a queste 6.000 vittime dell’ingiustizia.

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