Il punto sugli esodati

 

 

Da più di un mese ormai, le trattative per la formazione del nuovo governo vivono il loro stallo quotidiano ed è gioco forza che anche le molteplici istanze di lavoratori e pensionati, almeno agli occhi del pubblico sentire, subiscano un identico stallo in attesa di conoscere i nuovi interlocutori istituzionali e politici. In realtà non è proprio così. Le questioni irrisolte dalla legislatura uscente restano tali e i comitati, in particolare per quanto riguarda gli esodati, sono più attivi che mai. Quasi un anno e mezzo fa, la Rete dei Comitati si scioglieva alle soglie della stesura della ottava salvaguardia e ai comitati che hanno inteso ripartire dall’incompiuta (6.000 esodati non salvaguardati) è occorso del tempo per riordinare le fila e, più ancora, per recuperare gli esodati ormai sfiduciati dei quali, in molti casi, se ne erano perfino perse le tracce.

In questo lavoro si è molto impegnato il Comitato “Esodati Licenziati e Cessati” attivando in rete un form al quale gli esodati possono lasciare un recapito e attivando nel contempo un gruppo di lavoro, per il momento presente e attivo nelle principali città, per un più agevole e ravvicinato contatto con le forze politiche di governo e di opposizione. Diversi contatti sono già stati stabiliti e altri sono attesi dopo che a tutti i deputati, ai capigruppo del Senato e ai sindacati, è stato inviato un sintetico dossier in merito alle rivendicazioni degli ultimi 6.000 esodati, appartenenti a molteplici categorie di lavoratori. Questo, senza dimenticare il riacceso interesse da parte di diversi media che contribuisce notevolmente a sfatare l’erroneo sentimento comune dei cittadini, per molti dei quali la questione esodati era stata completamente sanata con la ottava salvaguardia. Confidando anche nella attesa operatività da parte degli esodati che hanno lasciato un loro recapito, il Comitato si propone di raggiungere anche molte amministrazioni locali. Un lavoro notevole che richiede però molta chiarezza sulla linea che si intende seguire e uniformità di vedute, a partire dagli stessi esodati del gruppo di lavoro.

Chiarezza nel’esporre le ragioni del diritto leso, uniformità nelle soluzioni che si propongono e soprattutto nel formulare le richieste. D’altro canto, la situazione è chiara e netta: una platea di circa 6.000 esodati è la consistenza che tutti, governo compreso, stimano realistica; 720 milioni sono i risparmi della ottava salvaguardia confluiti nel FOSF e 300 sono quelli che, se guardiamo i costi a consuntivo delle pregresse salvaguardie, servono a salvaguardare 6.000 ex lavoratori.

Non servono censimenti per emettere un Decreto Ministeriale, mondato da limiti temporali e che vincoli esclusivamente il diritto all’accertamento della condizione di esodato. Un diritto negato resta tale a prescindere dal trascorrere del tempo, fino a che non viene restituito nella sua interezza. Per contro, i censimenti – ne abbiamo già avuto prova col fallimentare censimento a suo tempo pervicacemente voluto dal Sen. Ichino – sono cosa seria e complessa che, nel caso, vanno demandati agli appositi organi istituiti dallo Stato. E non è questo il caso.

Il Comitato è quindi pronto al dialogo costruttivo, quale che sia l’interlocutore, perché anche il governo uscente, tutt’ora in carica, potrebbe risolvere la questione con un Decreto Ministeriale. A maggior ragione lo potrà fare il governo entrante dopo l’insediamento. Il piccolo problema diventa sostanziale: per il governo uscente alla ricerca del consenso perduto e per quello entrante che, se fa orecchie da mercante ad un così piccolo problema, figuriamoci che potrebbe fare nei confronti delle enormemente più impegnative promesse della campagna elettorale.

 

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